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Mariangela Melato: la comicità è (anche) donna

Scompare prematuramente una delle nostre migliori attrici di sempre. Grande interprete tragica e drammatica, ma anche commediante.

L’attrice comica in Italia. Merce rara, e si tratta di un profilo artistico che ovviamente non racchiude del tutto la figura di Mariangela Melato, una delle nostre migliori attrici, scomparsa oggi a soli 71 anni a seguito di una lunga malattia. Eppure, a ripercorrere a ritroso il percorso dell’attrice nel cinema, un rapporto interrotto ormai da molti anni per dedicarsi esclusivamente al teatro, ci si accorge che la Melato ha lasciato un vuoto incolmabile soprattutto per la sua incarnazione di donna brillante. Ricordiamo certamente anche sue grandi prove drammatiche, ma insieme a Monica Vitti, ha costituito una rarità per i nostri schermi, e dacché hanno abbandonato entrambe il set, il nostro cinema non è stato più in grado di produrre un’attrice in grado di far ridere il suo pubblico. Non una caratterista, né un’artista comica televisiva prestata al cinema (di quelle abbondiamo negli ultimi anni), bensì un’attrice di alta formazione teatrale che giocando sul sopra-e-righe sapesse suscitare il riso tanto quanto un interprete maschile. Da Freud in giù, le teorizzazioni a sfavore di una vera comicità femminile sono numerose. Mariangela Melato ha dimostrato il contrario: una donna può far ridere, soprattutto se si ritrova a incarnare un nuovo modello sociale anni ’70, virago autoritaria e dominatrice su figure maschili incapaci di adeguarsi ai mutamenti antropologici.

E’ superfluo rievocare i ripetuti successi conquistati negli anni ’70 dalla magica triade Mariangela Melato-Giancarlo Giannini-Lina Wertmüller. Semmai ci sarebbe da discutere assai sulle reali qualità di quel cinema, di cui tuttavia la Melato non è mai stata responsabile, e che anzi alla Wertmüller ha regalato alcune delle sue migliori interpretazioni al cinema in assoluto. Ottima valorizzatrice dei sovratoni, la Melato ha rasentato spesso l’irritante iperbole grottesca senza mai però apparire fuori luogo. Ha lavorato con i maggiori autori di tutte le stagioni che ha attraversato: Elio Petri, Vittorio De Sica, Florestano Vancini, Steno, Mario Monicelli, Sergio Citti, Luciano Salce, Luigi Comencini, Franco Brusati, Pupi Avati, Giuseppe Bertolucci… Si è concessa senza timori alla fiction televisiva, proprio ai suoi albori a inizio anni ’90. La definizione è abusata ma mai altrettanto corretta: un’attrice a tutto tondo, capace di coniugare la commedia sbracata e populista della Wertmüller ai classici greci a teatro, al cinema d’avanguardia. In mezzo ai tanti titoli della sua filmografia ci piace ricordare qualche occasione meno nota, in cui il suo talento si è messo umilmente al servizio di un autore. Su tutti, la breve partecipazione a Segreti segreti (1984) di Giuseppe Bertolucci, uno dei più bei film dei (e sui) nostri anni ’80, dove la Melato si allinea ad altre sei figure di donna, ritagliandosi il ruolo più breve e più lacerante. Dieci minuti a chiusura del film che danno i brividi. E, inoltre, un’interpretazione più in linea con il suo registro brillante anni ’70: quella a fianco di Ugo Tognazzi nella commedia nerissima Il gatto (1977) di Luigi Comencini. Un’opera tra le ultime dell’autore, quando il suo umorismo si era fatto atrabiliare. Peccato per la distanza messa negli ultimi anni tra sé e il cinema. Mariangela Melato avrebbe avuto ancora molto da dare.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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