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Vietato Morire

Villa Maraini, un centro per il recupero dei tossicodipendenti a Roma, veicolo di una docu-fiction dell'esordiente Teo Takahashi, classe 1988. Non senza sorprese.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Vietato Morire

Trama: Quattro storie s’incrociano all’interno della comunità di recupero per la tossicodipendenza di Villa Maraini. Sullo sfondo di una Roma scarna e reale i personaggi affrontano l’insormontabile muro dell’abbandono sociale; gli operatori sociali, spesso ex tossicodipendenti, non possono che vegliare sulle tragedie degli utenti avendo come unica fioca speranza la consapevolezza di alleviare il dolore sulla strada di un remoto e spesso inconquistabile futuro di redenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Vietato Morire
Regia: Teo Takahashi
Sceneggiatura: Teo Takahashi
Fotografia: Teo Takahashi
Montaggio Andrea Scarcella, Teo Takahashi
Musica: De Roma Nostra; Assalti Frontali; Fracicus
Cast: Arianna Di Cori, Patrick Ramhalho, Franco Piroscia, Mitia Di Leonardo, Marcello Romani, Cristiania Gaggioli
Anno: 2012
Durata: 56′
Origine: Itakia
Genere: documentario
Produzione: Pirri-Romani-Takahashi
Distribuzione: Distribuzione Indipendente
Data di uscita: 15 febbraio 2013

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Che in Italia un 24enne esca nelle sale con la sua opera prima è quanto di più anomalo possa sembrare per un Paese infelicemente noto per la poca possibilità che viene data ai giovani di creare qualcosa, specie se in campo artistico. Certo, Vietato morire, una sorta di docu-fiction incentrato su Villa Maraini, una comunità di recupero per tossicodipendenti alla periferia di Roma, non invaderà le sale italiane con centinaia di copie, ma lascerà “solamente” un segno, magari tangibile, nel circuito dei cinema d’Essai e cineclub grazie a Distribuzione Indipendente, che da oltre un anno pesca nel mucchio di quelle pellicole che altrimenti mai avrebbero trovato una diversa collocazione nel mercato distributivo. Queste le premesse di una pellicola quantomeno anomala del nostro panorama che racconta la storia di questa comunità di recupero dove si intrecciano ogni giorno molte vite: di operatori, spesso ex-tossicodipendenti, e di chi vuole smettere, fra chi ce la farà e chi no. Fra tutte quella di Patrick, un ragazzo che, fra alti e bassi, ci sta provando a smettere.

Il giovanissimo Teo Takahashi, classe 1988, racconta uno spaccato sociale come quello della tossicodipendenza, che negli ultimi anni è stato messo da parte sia dai media che dalla stessa popolazione, poco incline a raccontare quella che sembra essere stata “solo” una piaga degli anni Ottanta e Novanta. Ma lui con la sua giovane età, ricorda che nulla di tutto questo è passato e che la realtà è ancora là, in mezzo ai luoghi in cui passiamo ogni giorno, fra Stazione Termini, quartiere Prenestino, piazza della Repubblica, sottopassaggi di stazioni periferiche, sullo sfondo di palazzoni fatiscenti, etc. Il suo è il ritratto di una Roma ben lontana dall’ideale patinato di un recente Woody Allen, tanto per fare un esempio. Takahashi realizza tutto con uno stile spoglio, sporco – fra una fotografia opaca e suoni ruvidi – che potrebbe o vorrebbe ammiccare ai classici del genere come Trainspotting o Chrstiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, attori, professionisti e non, che interpretano se stessi, ma finisce a conti fatti per essere un qualcosa di anomalo anche nella citazione di questi capisaldi tanto da avvicinarsi a un realismo forse più italiano in tal senso, pasoliniano per certi versi, a cui lo stesso regista dichiara di essersi ispirato, o a quel buon capitolo della storia delle televisione italiana che è stata la prima stagione de La piovra di un regista come Damiano Damiani. Sporcizia e degrado, fra disillusione giovanile ed esperienze di vita; Vietato morire non risparmia nulla nella sua quasi ora di durata (questa la versione proposta per le sale, mentre dal 22 febbraio online su Ownair sarà proposta una versione più lunga di circa quindici minuti): da primi piani di siringhe usate al lavoro nella comunità, alle discussioni fra operatori e assistiti della comunità di Villa Maraini. Certo, Takahashi non è che sia avulso da ingenuità estetiche e narrative, anzi il film di difetti in tal senso ne è pieno, sotto il profilo della scrittura, di certe scelte di regia, che a volte sanno troppo di già visto, ma c’è una sorta di incontenibile sincerità nel suo approccio, un guizzo di vera ricerca nel suo film, tanto che lo spettatore sicuramente gli perdonerà dei difetti imputabili a quei percorsi che Takahashi deve ancora compiere. La strada è ancora lunga e accidentata, ma sicuramente la personalità c’è.


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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista al regista Teo Takahashi e al montatore Andrea Scarcella
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Intervista al regista Teo Takahashi e al montatore Andrea Scarcella