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The Necessary Death of Charlie Countryman

In concorso a Berlino 63, un film che guarda alla New Hollywood, ma che ne utilizza gli stilemi solo in modo superficiale. Come protagonista, convince finalmente Shia LaBeouf.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: The Necessary Death of Charlie Countryman

Trama: Dopo la morte della madre, Charlie Countryman, vola fino in Romania per seguire un consiglio ricevuto dal fantasma della genitrice, ma si ritrova invischiato ben presto nel lordume della criminalità locale – e non solo – per amore della bella Gabriela, figlia di un uomo che il giovane ha conosciuto in aereo poco prima che questi morisse per un malore.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: The Necessary Death of Charlie Countryman
Regia: Fredrik Bond
Cast: Shia LaBeouf (Charlie Countryman), Evan Rachel Wood (Gabi Banyai), Rupert Grint (Carl), Mads Mikkelsen (Nigel), Til Schweiger (Darko), Melissa Leo, James Buckley (Luke), Vanessa Kirby (Felicity), Montserrat Lombard (Madison), Lachlan Nieboer (Ted)
Sceneggiatura: Matt Drake
Fotografia: Roman Vasyanov
Montaggio: Hughes Winborne
Musica: Moby
Anno: 2013
Durata: 107′
Origine: Stati Uniti
Genere: commedia, azione
Produzione: Bona Fide Productions, Voltage Pictures
Distribuzione:
Data di uscita:

In concorso al Festival internazionale del cinema di Berlino 2013

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Recensionescritta da Raffaele Meale

A volte le regole di selezione dei festival internazionali risultano completamente imperscrutabili anche allo spettatore più avvezzo e attento. Sta dando forza e sostanza a questo traballante assioma la 63esima edizione della Berlinale, che in questi primi giorni regala dislocazioni piuttosto incomprensibili alle varie opere scelte, in particolar modo per la folta e agguerrita pattuglia statunitense: ieri è passato quasi sotto silenzio, nella sezione Forum, il bel thriller montano A Single Shot di David M. Rosenthal con Sam Rockwell, mentre oggi è stata la volta del recupero, in Panorama, dell’appassionante Lovelace di Rob Epstein e Jeffrey Friedman. Tutto questo mentre in concorso si avvicendavano prima il Gus Van Sant “minore” di Promised Land e quindi The Necessary Death of Charlie Countryman, esordio alla regia di Fredrik Bond, uno che si è fatto le ossa un decennio addietro dirigendo i videoclip di Moby. Proprio per quest’ultimo appare quanto mai fuori contesto la presenza tra i pretendenti alla conquista dell’ambito Orso d’Oro: non si tratta, sia ben chiaro, di una mera questione qualitativa, ma bensì della sostanza stessa di cui è intrisa la pellicola, ricca di ambizione ma allo stesso tempo completamente indecisa sulla strada da intraprendere. Inizia con il protagonista, un finalmente convincente Shia LaBeouf, che penzola a testa in giù sul vuoto, legato per un piede a un argano: la voce fuori campo ci regala alcune verità fin troppo banali sull’amore, mentre una ragazza con il volto rigato di lacrime si appresta a sparare all’uomo che la ama. Il corpo del giovane, dopo il colpo, vola verso l’acqua sottostante.

Già l’incipit evidenzia alcune dei principali pregi e difetti di The Necessary Death of Charlie Countryman: da un lato la voglia, all’apparenza sincera, di confrontarsi con il cinema statunitense degli anni Settanta, la New Hollywood che operò una completa e fondamentale palingenesi delle forme; dall’altra la necessità di doversi sporcare con il contemporaneo, finendo ben presto per perdere di vista il vero obiettivo. I personaggi del film citano in continuazione Robert Redford (“Io assomiglio a Redford? No! Tu, piuttosto…”, risponde divertito LaBoeuf al tassista che lo sta accompagnando per le strade di Bucarest, città che fa da sfondo all’intera vicenda) riferendosi in particolare a I tre giorni del Condor, ma il gioco delle similitudini esaurisce ben presto la sua efficacia. La storia di Charlie Countryman, volato fino in Romania per seguire un consiglio ricevuto dal fantasma della madre e invischiato ben presto nel lordume della criminalità locale – e non solo – per amore della bella Gabriela, figlia di un uomo che il giovane ha conosciuto in aereo poco prima che questi morisse per un malore, apre da subito il fianco a una serie di digressioni allucinatorie che spostano nettamente l’ago della bilancia dal crime movie a goliardate con “licenza di impazzire” in stile Project X (e non a caso lo sceneggiatore Matt Drake viene proprio da lì). Da regista Bond infarcisce la sua messa in scena di inquadrature sghembe, feste notturne sotto acido, squallidi alberghetti per turisti squattrinati, club privé gestiti dalla malavita, mettendo in scena Bucarest con sguardo superficiale e a tratti anche vagamente razzista – si veda per esempio il modo in cui vengono rappresentate le forze dell’ordine.
A funzionare allora sono principalmente gli attori, con l’eccezione di una Evan Rachel Wood piuttosto poco a suo agio nei panni della giovane rumena e di un Mads Mikkelsen ben poco propenso a sforzarsi al di là del minimo garantito: per il resto permane l’impressione di un caleidoscopio visivo piuttosto fine a se stesso, in cui anche le soluzioni più ardite o elaborate svaniscono di fronte alla potenza dell’immaginario sprigionata da quel cinema che The Necessary Death of Charlie Countryman vorrebbe prendere a esempio. Un cinema che mostra la sporcizia ma non ha mai davvero il coraggio di immergervisi fino al collo, e in cui la vita, l’amore e la morte sono solo un gioco, e nulla più. Peccato.

RAFFAELE MEALE


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