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Come un tuono

Tre linee di racconto per un’opera che si perde fra le troppe cose che vuole dire. Eccezionale Gosling, deludente Cooper.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Come un tuono

Trama: Luke è uno stuntman motociclista la cui vita viene sconvolta quando incontra la sua ex, Romina, e scopre di essere diventato padre. Luke decide di prendersi le sue responsabilità di genitore, ma per affrontare le difficoltà economiche a cui deve far fronte, inizia a rapinare banche. Questo lo porta a scontrarsi con Avery Cross, ex poliziotto pronto a tutto pur di incastrarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: The Place Beyond the Pines
Regia: Derek Cianfrance
Sceneggiatura: Derek Cianfrance, Ben Coccio, Darius Marder
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Jim Helton, Ron Patane
Musica: Mike Patton
Cast: Bradley Cooper (Avery Cross), Ryan Gosling (Luke), Rose Byrne (Jennifer), Eva Mendes (Romina), Ray Liotta (Deluca), Dane DeHaan (Jason), Bruce Greenwood (Bill Killcullen), Ben Mendelsohn (Robin Van Der Zee), Mahershala Ali (Kofi), Harris Yulin (Al)
Anno: 2012
Durata: 140′
Origine: Stati Uniti
Genere: drammatico
Produzione: Electric City Entertainment, Hunting Lane Films, Pines Productions, Sidney Kimmel Entertainment, Silverwood Films, Verisimilitude
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 04 aprile 2013

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Tre storie. Sembrano tre film diversi, ma raccontano la stessa vicenda con quattro prospettive differenti: quella di un motociclista che si scopre padre e per mantenere la sua nuova famiglia decide di diventare un rapinatore di banche; quella del poliziotto che lo acciuffa che si ritrova eroe suo malgrado, ma ha commesso un errore che paradossalmente lancerà la sua carriera fino alle vette della politica; quella degli unici figli di entrambi, che molti anni dopo si incontreranno e scopriranno la verità sui loro padri. Sembra rivestire la massima shakespeariana che le colpe dei padri ricadono sui figli il nuovo film di Derek Cianfrance. Attraverso una struttura volutamente scollata, dove i tre assi narrativi vengono raccontati in maniera indipendente e lineare senza alcuna forma alternata, l’autore dell’apprezzato Blue Valentine, costruisce una pellicola sulla carta molto affascinante, ma a conti fatti pericolosamente confusa.

Problema essenziale è qui quello di una sceneggiatura (che il regista scrive con Ben Coccio e Darius Malder) che mette a cuocere molti – troppi – elementi che o non vengono risolti all’interno della cornice del quadro delle vicende o restano in superficie. Colpa anche dei troppi generi cinematografici che sembra mettere in campo, passando da una prima parte che gigioneggia fra dramma intimista coi toni del riscatto a pellicola di genere, passando per una seconda che prosegue come un poliziesco sullo sfondo di un dramma famigliare (ricordate quel Pride & Glory di un po’ di anni fa diretto da Gavin O’Connor e con protagonista Colin Farrell?), fra le ipocrisie di un’America che ben conosciamo – la corruzione della polizia e del sistema giudiziario -, finendo con una terza dove il senso di colpa paterno, i pregiudizi della società, il marciume della classe politica e il rapporto fra due coetanei si trasforma nell’ennesima sciatta mistura shakespeariana. Tenendo conto di questi evidenti problemi di scrittura, Cianfrance si concentra invece molto meglio sull’aspetto tecnico, prediligendo inquadrature lunghe e asciutte, compatte se le si considera all’interno dell’asse della scena e non in un quadro più generale, sceglie poi una fotografia sgranata nelle scene in movimento e all’aperto, una colonna sonora ad hoc e dà spazio all’emotività dei personaggi, merito anche di una parte del cast. Il primo dei tre segmenti funziona meglio degli altri due sotto questo punto di vista, straordinaria e mimetica la prova di Ryan Gosling, tatuato e silenzioso motociclista dotato di una personalità ambigua e desideroso di quel riscatto morale che la consapevolezza della paternità gli ha concesso. Una funzionalità recitativa e una complessità psicologica che l’attore trasmette al figlio adolescente del suo personaggio, interpretato benissimo dal giovane Dane DeHaan. Delude invece, colpa forse di un personaggio altrettanto ambiguo (anzi lo è molto di più), ma privo di mordente, Bradley Cooper, la cui prova langue piattamente in una seconda parte decisamente scricchiolante. Il film di Cianfrance comincia bene, sembra tenere il racconto, anche se la prima parte sembra imitare troppo quella chicca di Drive di Nicolas Winding Refn (sempre con Gosling) con la moto al posto della macchina, ma procede nella prevedibilità e termina nell’assoluta confusione. Come un tuono, pessimo titolo italiano che sostituisce il più poetico The Place Beyond the Pines, in sostanza precipita sempre di più col trascorrere del suo racconto fino a non possedere una sua dimensione, una sua originalità, un suo scopo, ma trova fra le pieghe nascoste di tutti questi difetti la sua ragion d’essere.

ERMINIO FISCHETTI


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