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Sinister

Ethan Hawke è protagonista di Sinister, un horror diretto senza alcun guizzo di originalità dal regista di The Exorcism of Emily Rose.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Sinister

Trama: Dopo aver ottenuto il successo grazie alla pubblicazione di un libro relativo a un fatto di cronaca nera, Ellison Oswalt è progressivamente caduto nell’anonimato. Decide quindi di trasferirsi con l’intera famiglia a King County per indagare sulla tragica impiccagione di un’intera famiglia, ad eccezione della figlia più piccola, misteriosamente scomparsa. La casa comprata dallo scrittore è proprio la stessa dove è avvenuto l’efferato omicidio. Dopo aver trovato una misteriosa scatola contenente una serie di pellicole che testimoniano la tragedia e altri terribili crimini, Ellison capisce di avere tra le mani il materiale perfetto per un nuovo romanzo e comincia a investigare. Tuttavia, le sue indagini risveglieranno una divinità pagana di nome Bughuul, che entrerà nella sua vita e in quella della sua famiglia trascinando tutti in una spirale di inquietudine e terrore.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Sinister
Cast: Ethan Hawke (Ellison Oswalt), Juliet Rylance (Tracy), Michael Hall D’Addario (Trevor), Vincent D’Onofrio (Professor Jonas), Fred Dalton Thompson (sceriffo), James Ransone (deputato), Victoria Leigh (Stephanie),
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Scott Derrickson, C. Robert Cargill
Fotografia: Chris Norr
Montaggio: Frédéric Thoraval
Musica: Christopher Young
Anno: 2012
Durata: 110′
Origine: Stati Uniti
Genere: horror, thriller
Produzione: Blumhouse Productions, Automatik Entertainment, Possessed Pictures
Distribuzione: Koch Media
Data di uscita: 14 marzo 2013

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Uno scrittore di talento con un passato glorioso. Una casa dove un’intera famiglia è morta. Una piccola cittadina di provincia molto sinistra. Probabilmente non bisogna spiegare altro della trama di Sinister, opera terza di Scott Derrickson, il regista del popolare The Exorcism of Emily Rose e del pessimo remake di Ultimatum alla terra, per capire che si tratta di un horror. Elementi narrativi classici che affondano le proprie origini all’interno degli schemi del genere e che lì vi restano, recintati senza alcuna possibilità di uscita. Codificando un racconto che vuole ancora una volta minare l’auto-celebrazione della società americana attraverso il suo topos per eccellenza: quello della famiglia. Il nostro protagonista deve scrivere un libro su una serie di efferati omicidi e si trasferisce con la sua famigliola nella casa dove l’ultimo di questi è stato consumato: un’intera famiglia è stata impiccata, mentre la figlioletta più piccola di questi è scomparsa nel nulla. Ma pian piano scopre, ovviamente, che la realtà è molto più inquietante di quella che sembra. Gli orrori della società americana passano attraverso un racconto di genere, ma nel lavoro del regista non sembrano rilevarsi elementi nuovi sia dal punto di vista del racconto cosiddetto di genere – nella sua analisi sociologica, nell’approccio alla messa in scena, etc. – né nella strumentalizzazione dell’estetica e dei cliché di riferimento.

Infatti, Sinister sembra tale e quale ad opere simili viste negli ultimi anni, ma senza una sua personale prospettiva o una sua forma registica. Privo di alcun guizzo, l’aspetto horror viene messo a disposizione di qualche faccia inquietante, qualche presenza sinistra, ma il tutto è condito con tale sciatteria che lo spettatore viene indotto al riso involontario nei momenti che dovrebbero essere di maggior terrore, quelli meramente funzionali al cosiddetto “salto sulla poltrona”. Ma, ahinoi, questo non avviene, nonostante l’atmosfera che si vuole ritagliare, la claustrofobia degli interni, la forma teatrale dell’impianto, composta di pochissimi personaggi e tutti messi in scena all’interno della casa, dove si consumano le solite stranezze che colpiscono le dimore dei film dell’orrore. La storia stessa appare – si passi la brutta espressione – telefonatissima: si capisce tutto e subito e per il resto è noia (come noiosa è la prova recitativa di Ethan Hawke, mentre spiace vedere coinvolto, e forse per questo non accreditato nei titoli, Vincent D’Onofrio nel ruolo insulso di uno studioso in un paio di scenette): l’inquietudine dello scrittore vien tenuta desta attraverso una serie di filmati sgranati in Super 8 che lui stesso ha trovato durante il trasloco e la nostalgia verso il suo passato si traduce nella visione di vecchi videotape semi-smagnetizzati contenenti le sue interviste. Terrorizza certo il messaggio finale dell’infanzia che viene descritta, ma per altre ragioni recondite che la cronaca nera conosce bene, non certo per la capacità di Derrickson di fare del buon cinema, anche quando esso lo prende a modello. Eppure la cosa che terrorizza davvero tanto è che è stato già messo in produzione un sequel. Aiuto!

ERMINIO FISCHETTI


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