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Enzo Jannacci: non solo musica

Scompare a 77 anni uno dei maggiori cantautori italiani della sua generazione. Lavorò anche per il cinema, come attore e come compositore di colonne sonore.

Figura di spicco nel panorama musicale italiano degli ultimi 50 anni, Enzo Jannacci ha intrecciato un rapporto sporadico ma significativo anche col cinema, sia in veste di compositore di colonne sonore, sia come attore. Al suo primo apparire sullo schermo, Jannacci dimostrò da subito di disporre di una notevole personalità anche cinematografica, facendosi forte di una maschera stralunata già sperimentata in cabaret e in certa misura tramite la sua stessa musica. Nella fiumana di musicarelli anni ’60, scadenti e onestamente bruttarelli, rimane impressa infatti la partecipazione di Enzo Jannacci in Quando dico che ti amo (1967) di Giorgio Bianchi, prodotto di vaglia di quegli anni, tutto centrato sul carisma e le canzoni di Tony Renis, circondato da uno stuolo di belle donne e da rappresentanti dello scenario musicale dell’epoca. In un contesto così fortemente codificato e assolutamente commerciale, emerge dissonante la prova di Enzo Jannacci nei panni dell’amico “nerdy” del protagonista. Un’interpretazione tutta mirata al tenero e al buffo, che in qualche modo anticipa la migliore prova di Jannacci al cinema di qualche anno dopo in L’udienza (1971) di Marco Ferreri. Già apparso in un breve cameo canterino in La vita agra (1964) di Carlo Lizzani, Jannacci fu infatti scelto con grande acume da Ferreri per impersonare Amedeo, il protagonista di uno dei suoi film più riusciti e meno ricordati, edito in dvd di recente dopo una lunga irreperibilità (qui il nostro approfondimento).
L’udienza è per lo più affidato, infatti, alla silenziosa richiesta di fede che emana dal volto imperterrito e impenetrabile di Enzo Jannacci, intenso e appassionato anche nei momenti più tipicamente grotteschi dell’universo ferreriano.

Lavorerà poi con Monicelli in un episodio di Le coppie (1971) al fianco di Monica Vitti, in Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, e avrà un ruolo più consistente ed esilarante in Scherzo del destino (1983) di Lina Wertmuller, nei panni di un brigatista sfigato in fuga dal carcere. Il suo ritorno sullo schermo è di pochi anni fa, in La bellezza del somaro (2010) di Sergio Castellitto. Una partecipazione particolarmente riuscita per allusività e per la consueta paradossale mistura di cinismo e ingenuità. La vicenda di Jannacci al cinema si è incrociata spesso con la personalità di Ugo Tognazzi, sia in veste d’attore (La vita agra, L’udienza, Scherzo del destino) sia in qualità di compositore di colonne sonore. Fondamentale è stato infatti l’apporto di Jannacci nel processo creativo di Romanzo popolare (1974), per il quale Monicelli richiese il contributo del cantautore e di Beppe Viola per la traduzione della sceneggiatura in un vivo dialetto milanese. Per l’occasione, Jannacci compose e cantò anche la canzone portante del film, l’intensa Vincenzina e la fabbrica, reinterpretata anche da Mina qualche anno dopo nell’album di cover Mina quasi Jannacci”. Tra le altre colonne sonore composte da Jannacci si ricorda la musica per Pasqualino Settebellezze (1975) di Lina Wertmuller, Gran bollito (1977) di Mauro Bolognini, Saxofone (1979) di Renato Pozzetto. Non si sa se per sua scelta o per mancanza di buone offerte, è indubbio però che Enzo Jannacci, per personalità e intensità drammatica, avrebbe meritato un coinvolgimento più costante nel cinema. Ma ciò detto, l’Amedeo di L’udienza appartiene alla storia del cinema italiano migliore.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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