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Il giorno che verrà

Al Festival di Lecce, per la sezione "Cinema e Realtà" un asciutto e rabbioso documentario sullo sfacelo ambientale provocato dall'industria petrolchimica di Brindisi.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Il giorno che verrà

Trama: Daniela è incinta, Pierpaolo sta ultimando una inedita e scioccante mappa della città, Paola aspetta di incidere il suo primo disco, Gianni aggiorna il blog e lavora come operaio saldatore. Quattro storie, quattro personaggi, accomunati dall’appartenenza al movimento “No al Carbone”, per raccontare la vita di un territorio, Brindisi e la sua zona industriale, valutato tra i più inquinati d’Europa. Nonostante i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente e gli studi scientifici sulle malformazioni cardiache neonatali (68% in più della media europea), la politica ignora l’emergenza. La gente invece è pronta al cambiamento.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Il giorno che verrà
Regia: Simone Salvemini
Cast: : Daniela Niccoli, Paola Petrosillo, Gianni Delle Gemme, Pierpaolo Petrosillo
Sceneggiatura: Simone Salvemini
Fotografia:
Montaggio: Simone Salvemini
Musica: Valerio Daniele, Paola Petrosillo e MARinARIA, Mirko Lodedo
Anno: 2013
Durata: 65′
Origine: Italia, Francia
Genere: documentario
Produzione: La kinebottega, A.I.A.C.E., Metaluna Productions
Distribuzione:
Data di uscita:

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Trailer
Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Territori nascosti, ma sotto gli occhi di tutti. Zone oscure del nostro paese, in cui campeggiano grotteschi cartelli che vietano fotografie e riprese televisive, e in cui è interdetto pure il transito a piedi. Sono le terre franche del petrolchimico di Brindisi, un’area industriale prospiciente al mare costruita negli anni Sessanta tra le grandi opere per la rivalutazione del Sud. L’industria a Brindisi avrebbe portato lavoro e denaro, secondo una politica selvaggia d’epoca democristiana di cui stiamo pagando passo dopo passo gli effetti nefasti cinquant’anni dopo per le ragioni più diverse: Ilva, Pomigliano d’Arco, Melfi, Termini Imerese, e chi più ne ha più ne metta. A Brindisi la prima colonizzazione industriale fu opera della Montecatini Montedison, come ci racconta un bel brano di cinegiornale d’epoca in apertura di Il giorno che verrà, robusto documentario del giovane Simone Salvemini presentato al Festival del Cinema Europeo di Lecce nella sezione Cinema e Realtà. Dopo la Montecatini i grandi gruppi industriali arrivarono uno dopo l’altro, e adesso l’area petrolchimica di Brindisi costituisce da anni una città nella città. Purtroppo sta anche provocando enormi danni ambientali, in mezzo all’abituale e imbarazzato silenzio delle istituzioni. Uno studio della CEE ha stabilito che l’area brindisina è tra le più inquinate d’Europa e con la più alta incidenza di malformazioni cardiache nei bambini.

Salvemini ha scelto con coraggio una delle forme più faticose di documentario: il work-in-progress disteso su più anni. In pratica si comincia a girare materiale su un tema, e si protrae il lavoro senza un preciso limite temporale. Un laboriosissimo montaggio farà poi tutto il resto. In tal senso Salvemini ha iniziato a occuparsi della vicenda intorno al 2006, girando materiale mirato sulle storie di quattro suoi amici, uno dei quali (il filone più “didattico”) conduce lo spettatore intorno ai Moloch industriali in riva al mare, mostrandone gli effetti agghiaccianti sull’ambiente: sabbia tossica che potrebbe minare la salute dei bambini, crepe ed essiccamento del terreno, strani colori nell’acqua. Poi ha testimoniato e seguito la nascita del movimento “No al Carbone”, associazione di cittadini che a più riprese ha portato avanti proteste contro le emissioni inquinanti delle industrie brindisine. Infine, Salvemini ha fatto un uso molto efficace del montaggio visivo e sonoro: l’utilizzo enfatico del commento musicale, ad esempio, concorre allo sdegno che l’autore vuol giustamente evocare. Da circa sette anni di lavoro esce così un asciuttissimo documentario di 65 minuti, un condensato prezioso di incontri umani, di consigli comunali sul tema andati deserti uno dopo l’altro per l’imbarazzo di chi dovrebbe decidere e non vuole, di farlocchi referti specialistici che vorrebbero attribuire l’inquinamento brindisino all’eccessivo uso familiare della legna da ardere (!). Avvincente come un legal thriller, di cui però non si conosce e non s’intravede ancora il finale. Anzi, si è facili profeti a prevedere una tortuosa strada per la risoluzione del problema. Il giorno che verrà è il probabile primo tempo di un lunghissimo film. Forse il fatto che “finalmente se ne parli” (come più volte ha ribadito lo stesso autore) può fare da stimolo a ulteriori riflessioni individuali e collettive. La Puglia, la sua gente e la sua bellezza se lo meritano.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista a Simone Salvemini, regista di Il giorno che verrà. A cura di Massimiliano Schiavoni.
Audiorecensione

Intervista a Simone Salvemini, regista di Il giorno che verrà. A cura di Massimiliano Schiavoni.