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Aki Kaurismaki: vorrei fare un film con Benigni

Conferenza stampa ricca di surreali sorprese per Aki Kaurismaki a Lecce, omaggiato al Festival del Cinema Europeo con una retrospettiva. La nostra intervista.

Intervista ad Aki Kaurismaki. A cura di Massimiliano Schiavoni
Intervista ad Aki Kaurismaki (doppiata dall'inglese). A cura di Massimiliano Schiavoni.

Un piccolo grande show stralunato, secondo un mood comune al suo cinema. Così si è svolta la conferenza stampa con Aki Kaurismaki al Festival del Cinema Europeo di Lecce, grande ospite di questa edizione in cui gli è stato tributato un omaggio con una retrospettiva integrale della sua filmografia, compreso Centro Historico (2012), film collettivo già presentato allo scorso Festival di Roma, a cui Kaurismaki ha partecipato con un suo segmento. Tra laconiche risposte, piccole provocazioni e momenti di sagace umorismo (tra le chicche, “Roberto Benigni e John Wayne sono gemelli separati alla nascita”), l’autore finlandese si è confermato una figura davvero sui generis, non antipaticamente allergico ai riflettori, ma semplicemente fedele a se stesso momento dopo momento, anche in contesti “istituzionali” come le conferenze stampa. Ripercorrendo le tappe di una carriera che è anche un tragitto di cinefilo, Kaurismaki ha parlato della sua formazione, di fatto mai conclusa, che l’ha portato ad amare molto del nostro cinema classico: Zavattini, De Sica, Rossellini… “Non vedo film recenti” ha detto, “Adesso sto vedendo molti film muti, soprattutto con Douglas Fairbanks. Era un attore che si arrampicava, lottava col coltello tra i denti, tutto dal vero. Non come Brad Pitt e Johnny Depp oggi, che fanno tutto in digitale”. Assumendo Pitt e Depp come simboli del cinema che detesta, Kaurismaki si è detto pronto a mollare il cinema qualora non fosse più possibile utilizzare la pellicola, rifiutando di netto il digitale.

Tra divertite ipotesi di girare film in Italia con Roberto Benigni come protagonista, Kaurismaki ha anche preso scherzosamente per il bavero un giornalista che per via implicita gli dava dell’anziano. Ma la risposta migliore, emblema della sua proverbiale laconicità, l’ha riservata a chi gli chiedeva perché secondo lui era stato più volte insignito del premio OCIC (Giuria Ecumenica) al Festival di Cannes: “La giuria decide, l’uomo accetta la decisione”. Ineccepibile.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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