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Diciannove e settantadue

Un intenso e avvincente documentario sulla vita e i trionfi di Pietro Mennea, in anteprima al Festival di Lecce per "Cinema e Realtà". La nostra intervista al regista Sergio Basso.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Diciannove e settantadue

Trama: Un ragazzo che veniva dal profondo Sud, dove non aveva nemmeno una pista su cui allenarsi, si scoprì nato per i duecento metri: è su quella distanza che strappò il record del mondo nel 1979 e conquistò l’oro a Mosca nel 1980. Il record tenne per 17 anni. Il ragazzo divenne così un simbolo per molti “sud del mondo”: un simbolo di riscatto sociale, ma solo tramite un indefesso, purissimo esercizio quotidiano, quasi una moderna ascesi. Lui è
Pietro Mennea e questa è la sua storia.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Diciannove e settantadue
Regia: Sergio Basso
Cast: Pietro Paolo Mennea, Manuela Olivieri, Carlo Vittori, Luigi Damato
Sceneggiatura:
Fotografia: Debora Vrizzi, Leone Orfeo
Montaggio: Filippo Montemurro
Musica: Paolo Palazzo
Anno: 2012
Durata: 52′
Origine: Italia
Genere: documentario
Produzione: Sharoncinema Production, CSC Production, Rai
Distribuzione:
Data di uscita:

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Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

C’è stata un’epoca in cui lo sport in Italia era uno strumento di coesione nazionale come forse non lo è mai stato. O meglio, lo sport nasce proprio per condividere, per mettere in relazione, cooperazione o competizione gli esseri umani. E dacché è nato, scalda anche gli animi degli appassionati. Negli anni ’30 sicuramente i Mondiali di calcio vinti in epoca fascista avranno scosso enormi entusiasmi, ma quella era un’epoca in cui l’immagine era ancora merce rara. Poi siamo arrivati all’attuale estremo opposto, ovvero l’iperproduzione d’immagini, che così facendo perdono a poco a poco il loro valore simbolico. Più se ne fanno, meno hanno significato. Tra queste due epoche si apre una terra di mezzo, in cui la tv arrivava nelle case di tutti regalando a un paese intero emozioni unificanti, spesso tramite gesta sportive. Mai come in quel volgere tra anni ’70 e ’80 si è vissuta una tale condivisione di sentimenti sul destino di atleti nazionali. Di questo fondamentale passaggio culturale ha fatto parte Pietro Mennea, scomparso meno di un mese fa, a cui Sergio Basso ha dedicato un documentario, Diciannove e settantadue, passato in anteprima al Festival di Lecce per la sezione Cinema e Realtà. Vista la recentissima scomparsa dell’atleta, rivederlo sullo schermo a raccontare la sua vita e i suoi trionfi è inevitabilmente straniante e commovente. Ma al di là dell’immediato effetto emotivo, il documentario di Sergio Basso è un pregiatissimo pezzo di cinema. Agli infiniti dibattiti sulla “cinematograficità” del documentario, Basso risponde con un lavoro audiovisivo che spazza via qualsiasi sterile distinzione tra ambiti narrativi. Ricorrendo a materiali di repertorio (prezioso l’apporto delle teche Rai) e a contributi di prima mano (interviste, lunghi interventi dello stesso Mennea), l’autore costruisce a poco a poco una sorta di thriller dell’anima, in cui il mistero è lo spirito indomito di un uomo e di un atleta. Basso ripercorre una dopo l’altra le tappe che hanno reso possibili i trionfi di Mennea, secondo un tracciato fatto di difficoltà, peripezie, pause e riprese. In pratica, un film avvincente che si mantiene tale lavorando “soltanto” su materiali documentaristici.

Fondamentale in tal senso appare il contributo del montaggio, non solo visivo ma anche sonoro, mirato a un ritmo serrato e avvolgente. E’ lo stesso Sergio Basso a riconoscere al montatore, Filippo Montemurro, lo “statuto” di coautore del film. La tematica sportiva, si sa, è ad alto rischio di retorica quando è tradotta al cinema. Diciannove e settantadue, che pure sposa una veste audiovisiva a suo modo convenzionale, dentro i generi delle grandi narrazioni “romanzesche”, riesce a tenersi lontano dalla retorica grazie alla storia di un uomo che riflette qualcosa di più ampio e problematico, ovvero lo spirito di un popolo colto in uno dei suoi rari, forse unici momenti di intensa coesione sociale. E’ paradossale che si parli di “romanzesco” per un documentario. Eppure il film di Basso intriga e avvince come un grande romanzo ottocentesco, a ulteriore prova che i confini estetici nel cinema, e in tutte le forme di narrazione, sono inutili categorie a posteriori.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista a Sergio Basso, regista di Diciannove e settandadue. A cura di Massimiliano Schiavoni
Audiorecensione

Intervista a Sergio Basso, regista di Diciannove e settandadue. A cura di Massimiliano Schiavoni