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A proposito di Davis

Un nuovo prezioso gioiello nella filmografia dei fratelli Coen, sospeso tra film biografico, on the road e commedia brillante. In concorso a Cannes.

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Il cinema dei fratelli Coen, parafrasando una frase contenuta nel loro nuovo film A proposito di Davis è come il folk: non invecchia mai. Tra le pellicole più attese in concorso al 66/esimo festival di Cannes il nuovo lavoro dei due autori premio Oscar per Non è un paese per vecchi è un’ardimentosa odissea umana e musicale nell’East Village newyorkese della fine degli anni ’50 quando iniziò a prendere piede il revival folk che portò in seguito in auge Bob Dylan. Ispirandosi alla storia vera del musicista Dave Van Rank, A proposito di Davis segue il lungo peregrinare in un gelido inverno del giovane e talentuoso Llewyn Davis (Oscar Isaac) vero e proprio purista del folk che non riesce a sfondare e vaga accompagnato solo dalla sua chitarra e da un gatto rosso, dormendo ogni notte su un divano diverso. Infaticabili rielaboratori dell’immaginario pop americano, i fratelli Coen circondano il loro antieroe scontroso e arruffato di una galleria di personaggi sopra le righe che paiono uscire dalle illustrazioni dell’epoca. Accanto infatti alla coppia di amici e colleghi composta da Jim (Justin Timberlake) e Jean (Carey Mulligan) troviamo tutta una varia umanità composta tra gli altri dal cantante dalla voce baritonale Al Cody (Adam Driver), dal proprietario di un club che porta il vistoso nome di Poppy Corsicatto (Max Casella) per il quale è difficile non pensare ad un omaggio al nostro regista partenopeo Pappi Corsicato, fino a due coniugi di origine greca e al ruvido manager che insieme alla moglie-segretaria giace incastonato in pile di scartoffie polverose. A fare da controcanto all’usuale scrittura brillante dei Coen e ai florilegi dei vorticosi dialoghi è poi ovviamente una colonna sonora di grande classe, curata dal genio di T. Bone Burnett che mescola brani classici della tradizione popolare a canzoni firmate dallo stesso Van Rank. Mirabile poi la direzione attoriale che tocca l’apice nella completa sincronia motoria tra il protagonista e il fulvo felino, protagonista di semisoggetive, long shot e raccordi di sguardo. Ultimo colpo di genio assestato dai registi è l’originale struttura narrativa. A fare da tourning point agli eventi è una parentesi on the road che liberando per un breve momento il personaggio dal suo asfittico ambiente d’appartenenza lo ritrova a fronteggiare un diabolico e amareggiato John Goodman. Il loro scontro verbale spingerà Llewyn a compiere delle scelte drammatiche e a separarsi forse per sempre dal suo vero mentore. Torna dunque come in Fratello dove sei?, oltre all’appassionato omaggio alla musica popolare americana, anche il tema del viaggio. La pellicola del 2000 era un liberissimo adattamento dell’Odissea e qui, oltre al gatto di nome Ulysses, viene non a caso citato un must del cinema per l’infanzia, ovvero la pellicola Disney L’incredibile avventura (Fletcher Markle, 1963), storia dell’ardimentoso rientro a casa di un gatto e due cani. Ma in A proposito di Davis il ritorno del protagonista, con un geniale colpo di scena narrativo, si rivelerà un “falso movimento” in grado di gettare una nuova luce sulla storia appena raccontata e sul suo destino.

DARIA POMPONIO

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Recensionescritta da Daria Pomponio

Il cinema dei fratelli Coen, parafrasando una frase contenuta nel loro nuovo film A proposito di Davis è come il folk: non invecchia mai. Tra le pellicole più attese in concorso al 66/esimo festival di Cannes il nuovo lavoro dei due autori premio Oscar per Non è un paese per vecchi è un’ardimentosa odissea umana e musicale nell’East Village newyorkese della fine degli anni ’50 quando iniziò a prendere piede il revival folk che portò in seguito in auge Bob Dylan. Ispirandosi alla storia vera del musicista Dave Van Rank, A proposito di Davis segue il lungo peregrinare in un gelido inverno del giovane e talentuoso Llewyn Davis (Oscar Isaac) vero e proprio purista del folk che non riesce a sfondare e vaga accompagnato solo dalla sua chitarra e da un gatto rosso, dormendo ogni notte su un divano diverso. Infaticabili rielaboratori dell’immaginario pop americano, i fratelli Coen circondano il loro antieroe scontroso e arruffato di una galleria di personaggi sopra le righe che paiono uscire dalle illustrazioni dell’epoca. Accanto infatti alla coppia di amici e colleghi composta da Jim (Justin Timberlake) e Jean (Carey Mulligan) troviamo tutta una varia umanità composta tra gli altri dal cantante dalla voce baritonale Al Cody (Adam Driver), dal proprietario di un club che porta il vistoso nome di Poppy Corsicatto (Max Casella) per il quale è difficile non pensare ad un omaggio al nostro regista partenopeo Pappi Corsicato, fino a due coniugi di origine greca e al ruvido manager che insieme alla moglie-segretaria giace incastonato in pile di scartoffie polverose. A fare da controcanto all’usuale scrittura brillante dei Coen e ai florilegi dei vorticosi dialoghi è poi ovviamente una colonna sonora di grande classe, curata dal genio di T. Bone Burnett che mescola brani classici della tradizione popolare a canzoni firmate dallo stesso Van Rank. Mirabile poi la direzione attoriale che tocca l’apice nella completa sincronia motoria tra il protagonista e il fulvo felino, protagonista di semisoggetive, long shot e raccordi di sguardo. Ultimo colpo di genio assestato dai registi è l’originale struttura narrativa. A fare da tourning point agli eventi è una parentesi on the road che liberando per un breve momento il personaggio dal suo asfittico ambiente d’appartenenza lo ritrova a fronteggiare un diabolico e amareggiato John Goodman. Il loro scontro verbale spingerà Llewyn a compiere delle scelte drammatiche e a separarsi forse per sempre dal suo vero mentore. Torna dunque come in Fratello dove sei?, oltre all’appassionato omaggio alla musica popolare americana, anche il tema del viaggio. La pellicola del 2000 era un liberissimo adattamento dell’Odissea e qui, oltre al gatto di nome Ulysses, viene non a caso citato un must del cinema per l’infanzia, ovvero la pellicola Disney L’incredibile avventura (Fletcher Markle, 1963), storia dell’ardimentoso rientro a casa di un gatto e due cani. Ma in A proposito di Davis il ritorno del protagonista, con un geniale colpo di scena narrativo, si rivelerà un “falso movimento” in grado di gettare una nuova luce sulla storia appena raccontata e sul suo destino.

DARIA POMPONIO

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