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Mondo senza fine

Esce in dvd e blu-ray per Dall’Angelo, il sequel ideale de I pilastri della terra, adattato da un altro romanzo fiume del bestsellerista Ken Follett.

Se qualcosa ha avuto successo, perché non replicarlo? È quel che ha pensato Ken Follett dopo che il suo romanzo fiume di ambientazione medioevale, I pilastri della terra, è diventato un bestseller internazionale. Mondo senza fine è infatti il seguito ideale delle vicende che coinvolgono i cittadini dell’operosa città di Kingsbridge, sviluppandole nel corso dei primi decenni della Guerra dei cent’anni, ovvero due secoli dopo I pilastri della terra. A Kingsbridge il mondo è diventato ancora più corrotto, la Chiesa con il suo potere ancora più oscurantista, sempre incline a gridare alla stregoneria per ogni minimo progresso scientifico, semplice scusa per rinforzare il proprio potere economico e il predominio sulle masse inermi e ignoranti. Non poteva certo mancare, dopo il successo della miniserie sul primo capitolo della saga medioevale, che Starz!, il canale via cavo che negli Stati Uniti lo ha trasmesso, non replicasse il successo con l’adattamento dell’altro massiccio volume di questo scrittore di genere.

Tralasciando il valore letterario di Ken Follett, a proposito del quale si resta sorpresi solamente della sua capacità così rapida di battere sui tasti del computer, la seconda operazione televisiva lascia alquanto perplessi nella sua forma più disparata. Mondo senza fine (recentemente uscito in dvd e blu-ray per Dall’Angelo) infatti difetta della classica struttura narrativa dello sceneggiato più bieco con elementi d’appendice dove il bene deve necessariamente trionfare sul male, i buoni dopo tanta sofferenza procurata dai cattivi essere premiati (e i cattivi puniti, possibilmente dal fato con la morte), uscirne vittoriosi dopo la strenua lotta. Non mancano madri assassine, ecclesiastici corrotti accecati dalla propria voglia di potere, passando per la tappa obbligata di figli illegittimi, matrimoni impossibili, differenza sociali, figure misteriose, per non parlare che ancora nel XXI secolo si racconta dell’eterna lotta dei sessi. Tutto questo andrebbe bene se fosse raccontato con un certo stile, un taglio interessante, purtroppo però Mondo senza fine non possiede l’eleganza delle sfumature che sembra cogliere così tanto la televisione nordamericana degli ultimi dieci anni, il rigore della sua scrittura, nemmeno una buona recitazione; gli attori non a caso restano in superficie dietro personaggi tagliati con l’accetta.

Nemmeno la presenza di Cynthia Nixon, la megera Petranilla, esperta di veleni, e Miranda Richardson, la saggia madre badessa (forse l’unico personaggio positivo con un minimo, ma davvero minimo, di sfumatura psicologica) riescono a fare granché di fronte all’inconsistenza di un racconto d’avventura impelagato nello stile di una produzione televisiva in costume che negli ultimi tempi sembra sempre più uguale a se stessa nel raccontare il volto della corruzione politica e sessuale dei tempi che furono attraverso un’estetica scollacciata (qui a onor del vero neanche tanto). The Tudors anni fa infatti aprì le porte a questo stile dai toni sexy attraverso la scelta di interpreti che troppo giovani e troppo belli per i propri ruoli, diventano vecchi e restano ventenni. Ma quel che si critica in questo contesto non è certo la presenza del nudo o dei costumi corrotti del tempo, perché la vita era corrotta e violenta anche all’epoca, magari in forma diversa, ma comunque corrotta, quanto il fatto che le produzioni di questo genere si sono incartate su se stesse nell’ambito del prodotto in costume perché fatte con lo stampino. Così avviene un cortocircuito ipocrita (e moralistico oltretutto) che cozza con il messaggio di fondo che è esattamente il contrario di quello che vorrebbe essere mostrando così, anziché un’apertura di sguardo, una chiusura. Però allo stesso tempo si ammicca alla sensualità di quella corruzione, che sembra affascinante, cosa che non era affatto. Ciononostante Mondo senza fine certo si lascia guardare, ma è come averlo visto già cento volte. Buona invece la prova della giovane Charlotte Riley, nelle vesti della ribelle Caris, a proposito di femminismo spicciolo in un’era post-postfemminista.

ERMINIO FISCHETTI

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