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Ad occhi chiusi

 

carofiglio.jpg03/01/08 – In onda ieri sera su Canale 5 “Ad occhi chiusi”, il secondo film per la tv diretto da Alberto Sironi, adattamento dei primi due casi dell’avvocato Guido Guerrieri, uno dei casi letterari più interessanti degli ultimi anni. Partorito dalla penna di Gianrico Carofiglio (magistrato di Bari appassionato di arti marziali) i tre libri che compongono (al momento) la saga dell’avvocato sono fra i libri più venduti in Italia, segno ancora una volta di una scommessa vinta dalla casa editrice e dai lettori italiani, per la prima volta pronti a cimentarsi con quei famosi legal thriller di cui sono maestri gli americani. Qui siamo in un territorio più familiare, tipico del sud Italia, carico di malaffare e di ingiustizia, ma unico nel suo genere: l’autoironia e un buon intreccio sono gli ingredienti vincenti di un autore che vedremo prossimamente al cinema con un’altra sceneggiatura tratta dal suo libro “Il passato è una terra straniera”, diretto da Daniele Vicari. In attesa di vederlo sul grande schermo però, c’è da dire che – ancora una volta – è il piccolo schermo ad asciugare ingiustamente di tutta la sua autorialità un validissimo prodotto editoriale. La regia di Sironi (già autore di alcuni casi del commissario Montalbano) e la sceneggiatura di nomi come Francesco Piccolo e dello “strega” Domenico Starnone, a nulla valgono per poter rianimare una fiction che vola davvero bassa, sintomo che anche i migliori non possono più nulla di fronte all’involgarimento culturale che, a conti fatti, ha conquistato anche i cervelli più fini. Non resta che godersi il libro – per chi non l’avesse già fatto – e salvare comunque il salvabile, come la buona prova di Emilio Solfrizzi: credibile in un’aula di tribunale, meno nelle vesti “private” dell’avvocato, decisamente più piatto e meno controverso della versione cartacea. Peccato.

Favicon scritto da Redazione il 03.01.2008 alle 10:58

  • peucy

    il romanzo di Carofiglio ha solo ispirato il film visto che si è scelto come setting esclusivamente Trani, poi i personaggi secondari sono poco tratteggiati, parti intere del libro sono saltate e infine una scarsa attenzione alla verosimiglianza: se con Montalbano Sironi ha fatto un buon lavoro reclutando attori locali e dando grande importanza alle ambientazioni qui invece gli esterni sembrano solo un mero sfondo, in più , cosa a mio parere gravissima, si sono scelti attori con accento napoletano e siciliano per una storia ambientata in Puglia e lo stesso Solfrizzi , la cui espressione da cane bastonato è a dir poco imbarazzante, si ostina a parlare in una fin troppo “ingessata” dizione che sembra non metterlo a suo agio. In conclusione ci si aspettava molto di più , forse è stata questa la ragione che ha portato la Mediaset a mandare in onda il prodotto in un periodo escluso dalle fasce di garanzia…

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