11/04/08 – Ambientati tra la fine degli anni Settanta e l`inizio degli Ottanta, Fine pena mai e Il dolce e l`amaro hanno dei tratti in comune. Con alterna efficacia, entrambi raccontano una iniziazione mafiosa inconsapevole. Santamaria in un caso e Lo Cascio nell`altro scelgono la via del crimine, non perchè sia proverbialmente la più facile, ma perchè non vi sono altre strade da seguire. Sposano la mala: Santamaria per sentirsi più vivo, Lo Cascio per bisogno di sicurezza. In tal senso questi film sono debitori di Quei bravi ragazzi di Scorsese, dove la vita mafiosa, agli occhi di Ray Liotta, era l`esempio della società modello: divertimento, famiglia, sesso, amicizia, tradizione. Ma, da italiani e con una identica ambientazione storica, i due titoli ci potrebbero voler dire anche qualcosa che ci riguarda nel profondo, un qualcosa che è nato in quegli anni e che ha un riflesso devastante nell`attualità . Dagli anni Ottanta, con il craxismo ha prevalso l`idea dell`uso autoritario, illegale e personalistico del Potere; una condotta che, inizialmente, rigettata a furor di popolo all`inizio degli anni Novanta, è poi tornata prepotentemente con Silvio Berlusconi.
E oggi il berlusconismo, con il suo esasperato edonismo ed egoismo sociale, con il suo disprezzo totale verso le differenze all`interno di una comunità , è diventato il nostro modello unico, dalla Sicilia alla Lombardia, in una ideale riunificazione del Paese. Probabilmente allora queste due storie di diseducazione sono attualissime perchè in forma indiretta ci parlano della mancanza di Educazione Civile della società italiana contemporanea. Il che forse ci rende molto più americani di quanto vogliamo ammettere. La nostra attuale condizione storica infatti è incredibilmente western. Siamo tentati quotidianamente dal superare il limite della legalità , ci crogioliamo per l`effimera prevaricazione compiuta, ci eccitiamo quando qualcuno fa risuonare gli speroni e invoca la tolleranza zero. Certo, poi, sia in Fine pena mai che in Il dolce e l`amaro la Legge decide il destino dei due protagonisti, ma il difetto del cinema italiano è di essere sempre troppo ottimista.
(ALESSANDRO ANIBALLI)
scritto da Redazione il 11.03.2008 alle 04:57