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Cronaca di un assurdo normale

Stefano Calvagna torna sul grande schermo per raccontare la sua odissea giudiziaria e professionale in Cronaca di un assurdo normale. In esclusiva, l'intervista al regista.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Cronaca di un assurdo normale

Trama: Dopo aver subito un tentato omicidio, nel 2009 a Roma, Stefano Calvagna viene arrestato e portato in carcere, dove trascorre un lungo periodo di detenzione. Fortemente provato dalla mancanza di libertà e dall’esperienza carceraria, inizia un dialogo con se stesso per riuscire ad accettare il tormento di trovarsi detenuto e lontano dalla propria famiglia. Solo in un secondo momento cerca di ricostruire le cause che lo hanno portato a trovarsi in tale situazione: ne scaturisce da una parte la propria storia personale, dall’altra il ritratto di una società corrotta, avida di denaro e potere, che non da nessun valore all’individuo. Per circa due anni la sua vita è completamente divorata dalla detenzione a Regina Coeli, dagli arresti domiciliari, dal tribunale, finché nel 2011 decide di riemergere dall’abisso e riprendere la propria vita artistica.

 

Titolo originale: Cronaca di un assurdo normale
Regia: Stefano Calvagna
Sceneggiatura: Emanuele Cerman, Gustav Kammerspiel
Fotografia: Dario Germani
Montaggio Luca Striano
Musica: The Big Waves
Cast: Stefano Calvagna, Chiara Ricci, Emanuele Cerman, Roberta Maria Radossi, Claudio Vanni, Cristiano Morroni, Bruno Pavoncello, Claudio Del Falco, Mattia Mor, Alberto Tordi, Francesco Primavera, Diego Bottiglieri, Georgia Viero, Bianca Toso, Susanna Giordano
Anno: 2012
Durata: 89′
Origine: Italia
Genere: drammatico, biografico
Produzione: Poker Entertainment, Island Film, Timeline
Distribuzione: Poker Entertainment
Data di uscita: 22/06/2012

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Video trailer e filmati

Trailer
Recensionescritta da Emanuele Rauco

Esistono film di cui riconosciamo i limiti, i difetti, persino gli errori e che nonostante ciò s’impongono all’attenzione dello spettore, anche del più smaliziato, per qualche motivo. Brutti ma interessanti, semplificando con una formula. Cronaca di un assurdo normale, nuovo film del controverso Stefano Calvagna (Il lupo, L’ultimo ultras), è uno di questi film.
Al centro della pellicola, un doppio percorso auto-biografico: quello giudiziario che parte dalla gambizzazione di Calvagna e arriva al carcere e ai domiciliari per truffa e falsificazione di prove, e quello professionale, che lo vede impegnato in prima persona nel tentativo di trovare un’idea per realizzare il film che racconta la sua storia. Messa in abisso e autobiografia mescolate nella sceneggiatura di Emanuele Cerquiglini e Luigi Passarelli (che si firma con lo pseudonimo di Kammerspiel) che racconta, partendo dal libro di Calvagna  omonimo al film, “la versione di Stefano“.

Aperto e chiuso da una cornice teatrale, con lo stesso attore/autore che parla al pubblico, Cronaca di un assurdo normale utilizza la tecnica dello zibaldone, ossia associazioni di idee, flashback, frammenti sparsi, stralci di semi-documentario che diventano stilizzazioni estreme ed allegoriche, per descrivere a tutto tondo l’odissea familiare, umana, professionale e giudiziaria del regista. La sincerità e la rabbia con cui Calvagna mette in scena se stesso, i propri errori, le sue discutibili convinzioni ideologiche sono figlie di un coraggio non frequente, e proprio tra le maglie della non-narrazione confusa, della messe di informazioni che il regista non vuole allineare né ordinare, si scorge l’intento più puro della pellicola, quello di sfogarsi contro i suoi “nemici”, di rappresentare definitivamente sé stesso e una parte dell’Italia (gli echi del caso Cucchi) esponendone anche i difetti.
Restano i problemi che spesso hanno caratterizzato il suo cinema: il manicheismo anche stilistico che rinnega le sfumature, la retorica fatalista che cozza con gli ideali battaglieri, accenni di teoria estetica poco riusciti che guardano persino a Kubrick, approssimazioni di racconto e messinscena. E soprattutto una voglia esasperata di immortalare la propria identità a ogni livello, che spesso sfocia nel narcisismo (come dimostrano i dialoghi pieni di sentenze, frasi pesanti, epitaffi). Eppure, l’ultimo film di Calvagna, più di altri suoi lavori, ha un retrogusto particolare, che fa venire voglia di saperne di più, se non sul suo cinema, per lo meno sulla sua vicenda, coronando un’opera non risolta e forse non riuscita, ma di sicuro curiosa.

EMANUELE RAUCO

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    Interviste i protagonisti raccontano

    Intervista al regista Stefano Calvagna
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