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Damsels in Distress

Da Whit Stillman una commedia dissacrante, superbamente scritta e ben interpretata. Con Greta Gerwig e Adam Brody.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Damsels in Distress

Trama: Tre belle ragazze – la vivace capogruppo Violet Wister, l’assennata Rose e la sexy Heather – vogliono rivoluzionare la vita di una malconcia università americana. Al trio si unisce anche la nuova iscritta Lily e insieme decidono di aiutare gli studenti depressi con un programma di igiene e spettacoli di danza. Nel frattempo intrecciano una serie di storie romantiche – tra cui quelle con il mellifluo Charlie, con l’uomo dei sogni Xavier e con gli scatenati Frank e Thor – che mettoneranno a dura prova l’amicizia e la salute mentale del gruppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Damsels in Distress
Regia: Whit Stillman
Sceneggiatura: Whit Stillman
Fotografia: Doug Emmett
Montaggio Andrew Hafitz
Musica: Mark Suozzo
Cast: Greta Gerwig (Violet), Carrie MacLemore (Heather), Megalyn Echikunwoke (Rose), Analeigh Tipton (Lily), Adam Brody (Fred Packenstacker/Charlie Walker), Hugo Becker (Xavier), Ryan Metcalf (Frank), Billy Magnussen (Thor)
Anno: 2011
Durata: 99′
Origine: Stati Uniti
Genere: drammatico, commedia
Produzione: Westerly Films
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: 01 agosto 2012

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Trailer originale
Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Suicidi al college. E giù risate. Riappare Whit Stillman, dopo un lunghissimo silenzio durato ben 13 anni, dal lontano 1998 in cui The Last Days of Disco raccolse un ottimo successo di pubblico e critica. Il suo quarto film, Damsels in Distress, è stato scelto come film di chiusura, fuori concorso, del Festival di Venezia 2011. Ed è un ottimo ritorno, sensibilmente distante dalle opere precedenti dell’autore. Uguale e contrario. Uguale, perché rimane il marchio di fabbrica di un autore che affida quasi totalmente la riuscita di un film al dialogo, all’utilizzo della parola nelle sue immense risorse, sia tramite un gioco insistito sul filo del paradosso, sia tramite la messa in evidenza della finalizzazione del dialogo all’occultamento e differimento della realtà. Contrario, perché stavolta Stillman accende brillantemente il gusto per il surreale e l’assurdo, e perché, invece di collocarsi in quel voluto territorio di indefinitezza fuori dai generi che caratterizzava i suoi film precedenti, qui aderisce decisamente alla commedia, anzi al comico.

Stillman comunque lavora un po’ “di secondo livello”, cioè riprendendo gli schemi e le convenzioni del college movie per scardinarli dall’interno. I personaggi e i luoghi di quel canone sono tutti ripercorsi: il gruppo protagonista di ragazze spocchiose, le confraternite elitarie che escludono chiunque somigli vagamente a un “nerd”, le discutibili congreghe Alfa, Omega, Beta, Gamma… E, soprattutto, i servizi per gli studenti mirati al loro benessere, gestiti come una sorta di volontariato dagli allievi stessi. Servizi distorti da Stillman in grottesco: c’è il gruppo per evitare i suicidi al college, quello che ripesca forme di danza dimenticate (il tip-tap) per superare la depressione giovanile, ecc. Il film è molto divertente, ben sostenuto da un parterre di giovani attori, tra cui spiccano Greta Gerwig, Analeigh Tipton e Adam Brody. Corpi e volti da serial televisivo americano (Brody, ad esempio, viene da The O.C.), scelti appositamente da Stillman perché la loro stessa presenza scenica si riconvertisse in cliché. Qui però – ed è un indubbio vantaggio rispetto alle serie TV – vi è un’ostentata mancanza di qualsiasi forma di satira e di impegno sociale. Stillman adora giocare con le parole, spingerle e contorcerle per mostrarne l’assurdo intrinseco, al di fuori delle sue implicazioni sociali. E così, tramite un’apparente commedia vagamente demenziale come tante, riesce invece a far passare una riflessione sugli universali del linguaggio. E’ stata un’ottima scelta, in tal senso, collocare Damsels in Distress come chiusura del festival. Si concludono così due settimane di visioni, più o meno impervie, con una nota di leggerezza. Che poi, a ben vedere, così leggera non è.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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