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Detachment – Il distacco

Adrien Brody è il protagonista di una pellicola drammatica sul sistema educativo diretta dal regista di American History X.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Detachment – Il distacco

Trama: La cronaca di tre settimane nelle vite di un gruppo di insegnanti di un liceo americano, viste attraverso gli occhi del supplente Henry Barthes, il cui metodo di insegnamento verrà messo in discussione dall’ingresso nella sua vita di tre donne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Detachment
Regia: Tony Kaye
Sceneggiatura: Carl Lund
Fotografia: Tony Kaye
Montaggio Michelle Botticelli, Barry Alexander Brown, Geoffrey Richman
Musica: The Newton Brothers
Cast: Adrien Brody (Henry Barthes), Sami Gayle (Erica), James Caan (prof. Seaboldt), Christina Hendricks (prof.ssa Madison), Lucy Liu (Dott.ssa Parker), Marcia Gay Harden (preside Carol Dearden), Bryan Cranston (Richard Dearden), William Petersen (prof. Sarge Kepler), Tim Blake Nelson (prof. Wiatt), Blythe Danner (prof.ssa Perkins)
Anno: 2011
Durata: 97′
Origine: Stati Uniti
Genere: drammatico
Produzione: Paper Street Films, Appian Way, Kingsgate Films
Distribuzione: Officine Ubu
Data di uscita: 22 giugno 2012

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer originale
Recensionescritta da Silvio Grasselli

In tempi di crisi economica e di stravolgimento dell’orizzonte mediale, Hollywood corre ai ripari e auspica che sempre più spesso sceneggiatori, registi, ma anche produttori puntino di più su progetti “eco-sostenibili”, che qui significa film che costano poco e che incassano molto, dentro e fuori la vecchia sala cinematografica.

Sembra dunque naturale che la produzione “indipendente” (qui più che altrove le definizioni sono rischiose e sempre solo parzialmente efficienti) torni di moda, tanto da arrivare perfino all’uscita nelle sale nostrane. Detachment è il quinto film (per il cinema) dell’indipendentissimo e sregolatissimo Tony Kaye, sessantenne britannico già noto per aver diretto – nel 1998 – il film cult American Hostory X. Un insegnante giovane, elegante e socio-culturalmente evoluto passa la vita trascorrendo da una scuola all’altra, supplente mercenario freddo e perfettamente efficiente. Una studentessa “speciale”, una prostituta giovane e pura, una collega tiepida e borghese lo interpellano profondamente, costringendolo a una revisione e a una rivoluzione esistenziale.

Lo stile indie, si sa, può essere – e di fatto spesso è – un vero e proprio marchio di fabbrica. Così succede in questo caso: i numerosi flashback presentati sotto l’aspetto della vecchia pellicola amatoriale, le visioni oniriche né del tutto fuori né del tutto dentro al racconto, la mescolanza dei formati, dei toni e dei generi (qui in particolare la tragedia metropolitana ricostruita intorno alla forma diaristica) sembrano tutti insieme, molto evidentemente, corrispondenza a un canone, a una convenzione più che risposte esatte a una esatta – e circoscritta – necessità espressiva. Sembra cioè che Kaye, più che in passato, abbia ceduto all’adesione a un gioco/schema formale e narrativo, per una volta usando l’indipendenza come un costume, un travestimento, per un racconto tutto sommato piuttosto convenzionale. Tuttavia il film conserva al suo interno punti di effrazione della norma e di eccezionalità discreta. A cominciare dal finale, del quale non diciamo altro che la sua sfacciata, decisa, spericolata apertura alla speranza. Ma molto oltre Kaye si dedica – con discorsi non del tutto conformisti – a due fronti “caldi” della contemporaneità statunitense e non solo: la scuola come punto nevralgico della società civile e anche come luogo di salvezza e di condanna di studenti e insegnanti, e le relazioni affettive come tessuto nascosto eppure decisivo nella trama d’esistenze che s’intrecciano nelle grandi città del decadente Occidente di questi anni. Su entrambi i fronti, con dono di sintesi e doti di buon narratore, Kaye incide – attraverso le emozioni – analisi critica dell’esistente, suggerendo già il meglio possibile.

Il regista è già al lavoro su un nuovo progetto che – caso interessante – s’intitola per ora Attachment e ha per protagonista una donna.

SILVIO GRASSELLI

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