SCHEDA FILM: Il cammino per Santiago
Trama: Oculista americano, Tom è costretto ad andare in Francia per recuperare i resti del figlio Daniel, deceduto in un incidente durante una tappa del Cammino di Santiago. Sbrigata la triste incombenza, anziché tornare subito a casa, Tom decide di affrontare lo storico pellegrinaggio per terminare il percorso intrapreso da Daniel.
Titolo originale: The Way
Regia: Emilio Estevez
Sceneggiatura: Emilio Estevez
Fotografia: Juan Miguel Azpiroz
Montaggio: Raúl Dávalos
Musica: Tyler Bates
Cast: Martin Sheen (Tom), Emilio Estevez (Daniel), Deborah Kara Unger (Sarah), James Nesbitt (Jack), Yorick van Wageningen (Joost), Tchéky Karyo (capitano Henri), Ángela Molina (Angélica)
Anno: 2010
Durata: 123′
Origine: Stati Uniti, Spagna
Genere: drammatico, commedia
Produzione: Filmax Entertainment, Icon Entertainment International, Elixir Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 29 giugno 2012
Due sulla strada, anche se a camminare è uno solo. Un vecchio miscredente statunitense, medico oftalmologo vedovo, cammina dai Pirenei francesi fino a Santiago de Compostela, in Spagna, portando con sé le ceneri del figlio, morto in una tempesta pochi metri dopo aver iniziato anche lui “il cammino”.
Con Il cammino per Santiago Emilio Estevez dirige il vero padre Martin Sheen in un film on the road equanimamente distribuito tra commedia e dramma. Estevez veste anche i panni dell’attore, interpretando il figlio scomparso che punteggia, con le sue apparizioni onirico-ectoplasmatiche, gli ottocento chilometri di percorso a piedi che il padre decide imprevedibilmente di compiere come ultimo tributo alla passione esistenziale del figlio per il viaggio.
Di buono il film ha un forte senso della misura, un coerente gusto per l’essenziale e una esplicita necessità di evitare il cliché. A cominciare da una linea narrativa che quasi si limita all’idea grafica del segno rosso che sulla mappa accompagna e riproduce la graduale avanzata verso Santiago. Non c’è spazio per il consueto trionfo dello psicologismo; manca però anche qualsiasi spessore del racconto, e i gesti, pure osservati con intensa discrezione, restano chiare ma deboli illustrazioni. In fondo è proprio su questo fronte che Estevez sembra dare il meglio, nell’illustrazione del cammino verso il santuario di Santiago, senza fare davvero i conti né con le sue prime – forti – implicazioni spirituali (la religione, come si dice nel film, c’entra fino a un certo punto), né con i veri, profondi motivi di una fascinazione così vastamente e diversamente diffusa.
Il cast è solido, ma avrebbe potuto essere meglio assortito. Tuttavia il vero legame tra i due protagonisti – che si trovano a doppiare sullo schermo il loro reale rapporto parentale – riesce a garantire concreta intensità a un racconto altrimenti anemico. Perché nonostante tutto, il punto più debole del film è proprio la sua naturale propensione a essere “turistico”: pezzo di un cinema che visita il mondo senza porsi troppe domande, interessato quasi solo a raccogliere souvenir nel modo più rapido e sicuro possibile. Estevez sembra lucidamente vigilare perché questo rischio non si realizzi: le regole classiche dello script hollywoodiano sono rispettate, seppure senza la solita convinzione fideistica, il ritmo e l’assortimento delle azioni segue il diagramma tipo della narrativa statunitense, ma restano ampie anse svincolate dalla necessità dell’evoluzione del racconto. La semplicità però diventa troppo facilmente semplificazione e il pellegrino troppo facilmente si trova paragonato al turista borghese metropolitano.
Scritto il 19.06.2012