SCHEDA FILM
Trama: Alfred Jones è un biologo che lavora per il Ministero della Pesca e dell’Agricoltura britannico. Quando Harriet Chetwode-Talbot, l’emissaria di uno sceicco yemenita, chiede la sua collaborazione per attuare uno stravagante progetto: introdurre la pesca del salmone tra le aride campagne dello Yemen. Ottenuta l’approvazione del Primo Ministro, il piano procede verso la sua attuazione e Alfred – superata la riluttanza iniziale – si scopre conquistato dallo stravagante stile di vita dello sceicco e dal fascino di Harriet.
Titolo originale Salmon Fishing in the Yemen
Regia: Lasse Hallström
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia: Terry Stacey
Montaggio Lisa Gunning
Musica: Dario Marianelli
Cast: Ewan McGregor (dott. Alfred Jones), Emily Blunt (Harriet), Kristin Scott Thomas (Patricia Maxwell), Amr Waked (sceicco Muhammed), Catherine Steadman (Ashley), Rachael Stirling (Mary Jones)
Anno: 2011
Durata: 107′
Origine: Gran Bretagna
Genere: drammatico, sentimentale
Produzione: BBC Films, Davis Films, Kudos Film and Television, Lionsgate, UK Film Council
Distribuzione: M2 Pictures
Data di uscita: 18 maggio 2012
Trailer del film
Sull’annosa questione della traduzione dei titoli originali nel nostro paese si è letto tanto, ancora nelle ultime settimane. Perciò perché tornare a scriverne anche qui? Perché non credevamo che il morbo del bizzarro arbitrio potesse colpire anche in casi apparentemente lineari come quello di Salmon Fishing in the Yemen, il nuovo lungometraggio del re della melassa per il pubblico medio Lasse Hallstrom, stavolta prodotto dai britannici. Il titolo scelto per l’uscita italiana è Il pescatore di sogni, tutto sommato piuttosto adatto allo stile ameno del nostro svedese. Il problema è che il film è tratto da un romanzo – il quale peraltro ha ottenuto un successo più che discreto – già abbondantemente tradotto e pubblicato in lingua italiana (da Elliot Edizioni) con il titolo Pesca al salmone nello Yemen. Difficile? Astruso? Poco italiano forse? No, semplicemente fedele alla più banale delle traduzioni letterali, pratica che sembra invincibilmente – e incomprensibilmente – invisa alle patrie distribuzioni, anche quando di fatto rappresenta la soluzione più semplice e più logica da scegliere.
Il responsabile di drammi popolari come Hachiko o di fiabe romantiche come Chocolat torna alla regia con una commedia con ripieno di storia d’amore: un funzionario del ministero britannico dell’ambiente e dell’agricoltura viene coinvolto nella folle “visione” di un ricco sceicco yemenita dalla di lui avvenente ed evoluta assistente – britannica anch’essa. Così la vita di un meticoloso grigio funzionario statale viene dislocata e sconvolta nella riscoperta della forza dei sogni e della speranza di realizzarli. La storia è paradossale – la “visione” dello sceicco consiste nell’importare in Yemen la pesca al salmone – e la scrittura facilona del film non le concede quasi nessuno sviluppo degno di questo nome: i personaggi son disegnati con tratto grossolano, i dialoghi strutturati in base al metodo della semplificazione e le scene organizzate in economia di mezzi espressivi. Tuttavia gli interpreti se la cavano bene (sopra tutti il solito Ewan McGregor, capace di uscire bene anche dalle imprese meno nobili grazie a uno stile non comune; assai meno convincente invece Emily Blunt) e il sapore britannico aiuta la pellicola a non cadere nella stupidità più truce. Non ci sono sfumature (di arabi esistono solo i nemici dello sceicco, brutti sporchi e cattivi – oltre che violenti fino all’assassinio, e lo stesso sceicco, illuminato, acculturato, stranamente espansivo), non ci sono sorprese, tutto va come deve andare, al punto che anche le battute giungono senza sorprendere nessuno. Ma la chincaglieria a poco prezzo in un mercato domenicale piace a chiunque e allo stesso modo il ritmo rilassato, la facile simpatia, i colori pastello di questo film senza pretese invece che dar noia conquistano indulgenza e procurano un piacevole effetto palliativo.
Scritto il 10.05.2012