SCHEDA FILM
Trama: Martha è una giovane donna in fuga da una setta che ne ha duramente provato l’equilibrio mentale e psichico. Nel tentativo di riprendere il controllo della propria vita, proverà a riavvicinarsi alla famiglia trovando rifugio dalla sorella. Ma i segni del passato sono duri da cancellare.
Titolo originale Martha Marcy May Marlene
Regia: Sean Durkin
Sceneggiatura: Sean Durkin
Fotografia: Jody Lee Lipes
Montaggio Zachary Stuart-Pontier
Musica: Daniel Bensi, Saunder Jurriaans
Cast: Elizabeth Olsen (Martha), Christopher Abbott (Max), Brady Corbet (Watts), Hugh Dancy (Ted), Maria Dizzia (Katie)
Anno: 2011
Durata: 101′
Origine: USA
Genere: drammatico
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Cunningham & Maybach Films, FilmHaven Entertainment, BorderLine Films, This Is That Productions
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 25 maggio 2012
Presentato nel 2011 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e al Sundance (premio per la miglior regia)
La natura selvaggia e quella invece addomesticata dalla forza del denaro; la disciplina imposta esplicitamente e la vita indifferente, apparentemente serena, ma oscurata da un un’ombra nel profondo; le relazioni come elemento strutturante dell’identità personale e come luogo di un vuoto adempimento sociale. Tra questi poli opposti – e altri ancora – si dibatte con violenza trattenuta l’esordio di T. Sean Durikin, un “thriller psicologico” tutto giocato sul filo dell’orrore sempre annunciato e sempre differito. La fuga di Martha però è anche e forse soprattutto l’esordio di Elisabeth Olsen, protagonista solida e accurata nel durissimo compito di incarnare sullo schermo la confusione e il disagio di Martha.
Tra passato e presente, tra la selvatichezza crudele dell’utopia e l’opprimente comodità del sogno borghese, Martha si dibatte in cerca di una definizione per la propria identità. Durikin sceglie la via difficile di un racconto tutto cinematografico, costruito sulle atmosfere, sulla forza dello sguardo, sull’alternanza di violenza e dolcezza del gesto, sulla modulazione della distanza tra i corpi, sull’incombere minaccioso del fuori campo; un racconto spezzato e montato accostando e sovrapponendo tempi e luoghi diversi, usando come cerniere, cardini, trapassi risonanze emotive, somiglianze figurative, ripetizioni sonore.
La fuga di Martha sceglie il thriller come orizzonte e come cornice, perché percorre con originalità molti dei topoi classici in modo originale, senza mai concedersi la piena adesione al genere. Un film anomalo – con un finale coerentemente sospeso e tutt’altro che conclusivo – ma un esordio tutto sommato tipico: piccola produzione, aspirazioni forse anche troppo grandi e un’esplorazione profonda e coraggiosa dei mezzi espressivi del cinema in una dimensione volutamente ridotta, minore, circoscritta. Anzi no. Un esordio ideale che segue una via non così frequentemente battuta da registi giovani e meno giovani che metton mano al loro primo lungometraggio. Un film sottilmente ma potentemente disturbante e disperato che non offre tregua né consolazione.
Scritto il 11.05.2012