26/02/09 – Una storia come tante altre, che, però, cambia registro diventando singolare e coraggiosa quando va contro le regole del suo mondo. E’ quella di Rita Atria che nel 1991, diciassettenne, dopo che la criminalità organizzata le ha portato via l`amato padre e il fratello, anche loro nello stesso giro, zainetto in spalla si reca a Palermo da un procuratore e chiede vendetta, prima di capire di volere solo giustizia. I suoi diari e le sue note saranno alla base del processo istruito da Paolo Borsellino, che gli costò la vita nel corso della famosa strage di Via D`Amelio nel 1992. Il procuratore in questione è infatti lui, ma il registaMarco Amenta non ne pronuncia mail il nome nel corso della pellicola (come cambia quello degli imputati, ma non della protagonista, attenzione) e volutamente non dà al sapore della cronaca dei contorni precisi. Questo per permettere di concedere all`opera di acquisire un aspetto universale e non legato specificamente a quei tragici giorni. Anche se non può non essere così. L`interesse del film sta, infatti, nella forte carica psicologica che viene affidata al personaggio protagonista, descritto non come un`eroina stereotipata, ma come una giovane donna con tutte le contraddizioni che il suo background famigliare le ha dato. Ne viene fuori il ritratto di una femminilità sbocciata interiormente ed esteriormente (anche se la cosa resta in superficie), di una emancipazione sofferta (in un periodo storico così vicino, eppure così distante, della cronaca italiana), lontana da quelle donne siciliane il cui unico compito era diventato quello di piangere i propri morti in silenzio, proprio come sua madre.
Quello di Rita è un riscatto morale ed etico, che viene fuori nelle scene di Marco Amenta, che cerca di allontanarsi da certi modelli narrativi romantici e fatalisti utilizzati quando si parla di mafia e di coloro che vi si ribellano, pur rimanendoci imbrigliato dentro per forza di cose, anche considerata la scelta finale della giovane donna. Una coproduzione italo-francese, realizzata in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali, la regione Sicilia e Rai Cinema e fondata su una regia e una sceneggiatura solida e asciutta, ma sia l`una che l`altra formalmente scolastiche e di impianto televisivo da fiction Rai con tanto di finale didascalico che recita: ”Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare? Forse se ciascuno di noi prova a cambiare, forse ci riusciremo”. Evidente l`origine di fotoreporter e il passato di documentarista del regista siciliano trapiantato in Francia da giovane. Si era già occupato della vicenda di Rita Atria nel 1997 con il documentario “Diario di una siciliana ribelle”. Il film si apprezza, soprattutto, per l`ottimo cast di attori, a cominciare dalla genuinità e fisicità ”vera” di una Rita che ha il volto di Veronica D`Agostino.
(ERMINIO FISCHETTI)
Titolo originale: La siciliana ribelle
Produzione: Italia/Francia
Regia: Marco Amenta
Cast: Veronica D`Agostino, Gerard Jugnot, Marcello Mazzarella, Lucia Sardo, Mario Pupella, Primo Reggiani, Paolo Briguglia;
Durata: 119′
Distribuzione: Istituto Luce
Uscita nelle sale: 27 febbraio 2009
scritto da Redazione il 26.02.2009 alle 14:12