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Men in Black 3

Avventura indietro nel tempo per gli "uomini in nero", protagonisti - nel terzo capitolo della trilogia lanciata da Barry Sonnenfeld - di un divertente buddy-movie postmoderno.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Trama: L’agente J scopre che la vita del suo collega, l’agente K, e il destino della Terra sono in pericolo. Gli toccherà, così, affrontare un viaggio indietro nel tempo fino al 1969 per impedire a un malvagio alieno di nome Boris di uccidere il suo partner, e riuscire a salvare le sorti del pianeta. Ad aiutarlo nell’impresa sarà lo stesso agente K da giovane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Men in Black III
Regia: Barry Sonnenfeld
Sceneggiatura: Etan Cohen, David Koepp, Jeff Nathanson, Michael Soccio
Fotografia: Bill Pope
Montaggio Wayne Wahrman, Don Zimmerman
Musica: Danny Elfman
Cast: Will Smith (agente J), Tommy Lee Jones (agente K), Emma Thompson (agente O), Josh Brolin (giovane agente K), Alice Eve (giovane agente O), Bill Hader (Andy Warhol), Jemaine Clement (Boris), Nicole Scherzinger (Lilly), Keone Young (mr. Wu)
Anno: 2012
Durata: 106′
Formato: 2D e 3D
Origine: Stati Uniti
Genere: fantascienza, azione, commedia
Produzione: Amblin Entertainment, Hemisphere Media Capital, Media Magik Entertainment, Parkes/MacDonald Productions
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: 23 maggio 2012

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer italiano

Trailer originale
Recensionescritta da Caterina Gangemi

Sono trascorsi dieci anni da quell’ultima missione che li ha visti combattere fianco a fianco per debellare l’ennesima, agguerrita, minaccia extraterrestre. Nel frattempo, molte cose sono cambiate per J e K, agenti di punta dei Men in Black, l’organizzazione paragovernativa finalizzata alla difesa della Terra dalla “feccia dell’universo”, ma non il loro rapporto, ormai assestatosi sulla placida incomunicabilità tra le loro opposte indoli, esuberante e ciarliera quello del primo, taciturna e disillusa quello del secondo. Fino a una nuova missione, che vedrà l’agente più giovane costretto a un salto indietro nel tempo fino al 1969 per salvare la vita al suo sodale: un ‘impresa destinata a salvare le sorti del pianeta e imprimere un diverso corso al ménage umano e professionale dei due.
Terzo capitolo della serie creata ispirata ai fumetti di Lowell Cunningham lanciata sul grande schermo nel 1997 da Barry Sonnenfeld sotto l’egida produttiva di Steven Spielberg, Men in Black 3 rilancia il franchise all’insegna della conservazione, mantendone saldi i tratti caratteristici con un approccio finalizzato più al completamento che alla novità. Equidistante dai fasti del primo episodio – vero e proprio gioiellino capace di imprimersi come cult nell’immaginario del genere – così come dalla pretestuosità commerciale del secondo, il film consolida il riuscito mix di commedia, azione ed effetti speciali al servizio esclusivo del disegno dei personaggi.  Strumentale, in tal senso, è il gioco operato dallo script (firmato da Etan Cohen, già autore di Tropic Thunder) sul paradosso spazio-temporale, che riprende un meccanismo già sfruttato in precedenza – notevoli le affinità con Ritorno al futuro parte II – per compiere un percorso a ritroso nella caratterizzazione dei protagonisti svelando i retroscena della loro natura e, soprattutto, della loro relazione. Espediente ludico, narrativo e “strategico” (nell’intento di fornire a Smith un partner più giovane e in grado di sostenere il versante action), l’incursione nel passato trova la sua ragion d’essere non solo in quanto vettore di un buddy-movie dai tratti mélo e nostalgici ma anche nell’evoluzione di una riflessione filosofica ed esistenziale che passa dal piano escatologico dell’interrogativo sul ruolo dell’umanità nel cosmo, a una dimensione improntata al pragmatismo tipicamente statunitense che vede l’individuo come unico artefice del proprio destino, riportando il ruolo degli uomini in nero al loro status originario di figure-chiave nella teoria del complotto alieno. Ma è un aspetto, questo, che ha il pregio di mantenersi sottotraccia senza appesantire né distogliere il film dal suo obiettivo precipuo di intrattenimento, raggiunto per mezzo di un impianto visivo spettacolare e accurato, di una regia compatta in grado di mantenere un ritmo vivace e brillante, efficacemente sostenuto sul versante umoristico. E, come in precedenza, decisivo anche qui è l’apporto dell’affiatato cast, nel quale, più che l’ormai collaudata coppia dei sempre ottimi Will Smith e Tommy Lee Jones, spiccano la new-entry Josh Brolin, nei convincenti panni del giovane agente K, e il neozelandese Jemaine Clement che, irriconoscibile sotto le mostruose sembianze del malvagio Boris, regala alla saga il suo miglior villain.

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