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Monsieur Lazhar

Dal Canada francese e candidata agli Oscar come miglior film straniero, arriva Monsieur Lazhar un’opera onesta sui meccanismi della perdita e le menzogne che raccontiamo ai nostri figli.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Monsieur Lazhar

Trama: Il suicidio di un’insegnante di una scuola elementare di Montreal, non riesce a rompere l’ambiente “ovattato” e le logiche burocratiche che governano l’istituto. Mentre ai bambini è permesso esprimere i loro turbamenti esclusivamente con la psicologa, gli insegnanti, i genitori, la preside sono autorizzati a nascondere la testa sotto la sabbia. E’ in questo contesto che arriva il supplente – il signor Lazhar – un rifugiato algerino di mezza età con una concezione del tutto diversa dell’insegnamento rispetto ai metodi moderni e  alle spalle un segreto doloroso.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Monsieur Lazhar
Regia: Philippe Falardeau
Sceneggiatura: Philippe Falardeau
Fotografia: Ronald Plante
Montaggio Stéphane Lafleur
Musica: Martin Léon
Cast: Mohamed Fellag (Bachir Lazhar), Sophie Nélisse (Alice L’Écuyer), Émilien Néron (Simon), Marie-Ève Beauregard (Marie-Frédérique), Seddik Benslimane (Abdelmalek), Danielle Proulx (sig.ra Vaillancourt), Nicole-Sylvie Lagarde (psicologa)
Anno: 2011
Durata: 94′
Origine: Canada
Genere: commedia, drammatico
Produzione: micro_scope
Distribuzione: Officine Ubu
Data di uscita: 31 agosto 2012

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer originale
Recensionescritta da Erminio Fischetti

Sono armoniosi vuoti di immagini silenziose, che accompagnano l’intricato viaggio dell’elaborazione del lutto, della consapevolezza della perdita, ad evocare la sottile linea di confine fra l’ipocrisia dei grandi e la costernazione dei piccoli di fronte ad un atto così definitivo come quello del suicidio. Amplificato nella sua dimensione di crudele violenza se commesso da un’insegnante all’interno della sua aula. Ed è lì che il piccolo Simon la trova in una fredda mattina invernale del Québec, nel Canada francese. Il grave fatto lascia subito spazio, in quello che è uno degli angoli più civilizzati del nostro Occidente, a un’attenzione maniacale per i “giusti” comportamenti che la burocrazia impone: i bambini possono esprimere i loro turbamenti con la psicologa, ma non con gli altri adulti, non fra di loro perché è lo specialista che deve affrontare la questione. Gli insegnanti, i genitori, la preside sono autorizzati a nascondere la testa sotto la sabbia. Il dolore e lo shock deve essere anestetizzato con la lama di un bisturi. Ed è in questo contesto che arriva il sostituto della giovane insegnante suicida, un rifugiato algerino di mezz’età, il signor Lazhar, che ha una concezione del tutto diversa dell’insegnamento rispetto ai metodi moderni, imbellettati da sorrisi chirurgici e, soprattutto, ha alle spalle un segreto altrettanto doloroso.

Attraverso il racconto e l’analisi di una società estremamente contemporanea, Philippe Falardeau, che adatta al suo quarto lungometraggio il romanzo Bachir Lazhar di Evelyne De La Chenelière, rischia di produrre un film a tesi. Ma Monsieur Lazhar, nella cinquina del miglior film in lingua straniera agli ultimi Oscar, è un’opera che affronta la questione con grande pudore e onestà. Falardeau sottolinea come il dramma consumato sembra scomparire nel racconto della quotidianità della scuola; sembra non sia accaduto nulla di così tragico da scuotere gli animi di tutti, ma il regista tiene ben salda la macchina psicologica attraverso comportamenti e azioni minime, che relegano la sofferenza in una dimensione implosa. E pertanto ancora più pericolosa.
Si racconta così una tragedia più brutale della violenza in sé, ovvero l’indifferenza ad essa e al dolore che l’ha provocata (Martine, l’insegnante suicida era per tutti socievole, sorridente e felice. Possibile?), l’inaccessibilità ai sentimenti, la prepotenza umana di nascondere ogni turbamento. Falardeau analizza le contraddizioni di un sistema scolastico che, per parafrasare una frase fondamentale del film, non può toccare gli alunni nemmeno con un dito tanto da provocarne ustioni di secondo grado da insolazione perché non autorizzato a mettergli la crema solare sulle spalle. Con queste regole, gli adulti però preservano più sé stessi che i loro bambini. Costruendo una realtà ovattata, fatta dei colori pastello dei disegni appesi al muro nelle classi, di comportamenti interattivi, confidenziali e giocosi, che nascondono l’impossibilità di un abbraccio, del dire la verità, di essere sinceri sul mondo al quale quei bambini stanno per affacciarsi. Finché questo non entra di prepotenza nello loro classe svelando che la vita non è fatta di disegni sul muro, esotici racconti sull’età coloniale di matrice ottocentesca, del cui retaggio il nostro monsieur Lazhar è stato vittima, persino nell’Algeria contemporanea.

Un mondo di adulti che si nasconde dietro le migliori intenzioni – dell’ipocrisia – trattando bambini come cristalleria in un mondo dove ci sono solo elefanti. Ma alla fine sono gli adulti quelli più fragili. Bachir Lazhar (il cui interprete Fellag ritrae con un’intelligente punta di ironia) tenta di sgretolare questo teatro di finzione senza discorsetti retorici (che in genere scorrono impunemente nei film sulla scuola), ma solo con il rigore di dettati fatti con il linguaggio difficile dei romanzi di Balzac, della grammatica, dei banchi allineati, dell’uso del dizionario. E Philippe Falardeau segue l’esempio del suo protagonista nel costruire una messa in scena altrettanto forte e rigorosa, asciutta e priva di quei fronzoli che spesso nascondono solo inconsistenza.

ERMINIO FISCHETTI

  1. Graciela Monica:

    Spero che vinca l’Oscar, è un capolavoro! Mohamed Fellag, stupenda interpretazione!!!

  2. MauRo George GiorGino:

    bellisssssimo!

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