SCHEDA FILM Pietà
Trama: Cinico e spietato, Gang-Do lavora riscuotendo crediti per conto di uno strozzino. Ma un giorno nella sua vita irrompe una misteriosa donna di mezza età che dice di essere la madre scomparsa da tanti anni. Sarà l’inizio di un rapporto controverso dietro il quale si cela un oscuro segreto.
Titolo originale Pieta
Regia: Ki-duk Kim
Sceneggiatura:
Fotografia:
Montaggio
Musica:
Cast: Min-soo Jo, Jung-jin Lee
Anno: 2012
Durata: 104′
Origine: Corea del sud
Genere: drammatico
Produzione:
Distribuzione:
Data di uscita: 14 settembre 2012
Un quartiere degradato di Seoul, una periferia industriale squallida e in procinto di essere assorbita dall’avanzare dei grattacieli e di un paesaggio metropolitano informe, anonimo, globalizzato. Qui Kang-do vive sulle spalle dei tanti artigiani che, oppressi dalla situazione economica o dal desiderio di partecipare al sogno della società del benessere, si rivolgono a usurai senza scrupoli e cadono vittima dei propri debiti. Kang-do è uno strozzino, abituato a riscuotere in maniera brutale e sanguinosa, senza rispetto o empatia verso niente e nessuno. Senza pietà, per l’appunto: un moto che non sembra sfiorare nemmeno lontanamente il suo animo, almeno finché nella sua vita non arriva all’improvviso una donna misteriosa, che con lo sguardo immobile e lacrimoso di una madonnina di pietra, gli rivela di essere la madre che non ha mai conosciuto.
Pietà, presentato in concorso alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del Leone d’Oro, è il 18° film del regista sudcoreano Kim Ki-duk. Lo ricordano perfino i titoli di testa, segno di come probabilmente il filmmaker lo consideri portatore di una certa maturità artistica e di una ritrovata fiducia nel suo mestiere. Rispetto ad altri lavori precedenti, il film vanta in effetti un racconto più lineare, dove la complessità si sposta dall’intreccio alla psicologia dei personaggi, in un gioco di ribaltamenti spirituali che accompagnano e fanno eco a quelli narrativi. Vittima e carnefice, santo e demonio, pietà e vendetta si rincorrono in un unico tragico giro di giostra, in cui spicca la bravura dell’attrice Jo Min-Su, perfetta in un ruolo che richiama a più riprese l’iconografia cristiana. Non si tratta di una Pietà come quella rappresentata nelle statue, immagine pure pensata ma tagliata da Kim Ki-duk perché troppo banale, e dunque conservata solo per il poster del film. Piuttosto, quella dell’attrice è una figura di amore e morte, intrisa di rimandi religiosi ma estremamente laica nel proprio percorso di dannazione mista a redenzione. Un personaggio capace di imporsi e di rimanere impresso, e che sicuramente entrerà subito a far parte della galleria di ruoli incredibili creati dal cineasta coreano. Speriamo che entri anche nella storia del Festival con un riconoscimento per la splendida Madonna lacrimosa, Jo Min-Su.
Scritto il 08.09.2012