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Premi dati e premi tolti

 

Cosa resta dei Festival una volta usciti i film?

14/01/08 – Presi dalle luci, dai tappeti, dagli scatti frenetici di una patinata vetrina, i festival di cinema scorrono sontuosi lasciando poco tempo per pensare. Ai film, ai premi, al pubblico. Poi i film escono in sala e bisogna vedere se i premi sono meritati e se il pubblico recepisce l`invito. Lo spunto per questa riflessione viene dall`uscita, a 7 giorni di distanza di “Lussuria” e “Cous cous”, rispettivamente Leone d`Oro e Gran Premio della Giuria (con delusione annessa) dell`ultimo Festival di Venezia, e dal confronto che possiamo fare sul valore dei prodotti fuori dalla kermesse. Probabilmente ha ragione chi si è lamentato: il Leone d`Oro al film di Lee forse è eccessivo, specie pensando che in gara c`erano il capolavoro di Abdellatif Kechiche (che forse ha poco gradito la consolazione del Gran Premio), il grande dramma militare di Paul Haggis (“Nella valle di Elah”) o la dura denuncia di Ken Loach (“In questo mondo libero”). Però l`accoglienza fredda e ostile riservata al film vincitore, con tanto di fischi in sala stampa, è inaccettabile e giustificata soltanto dal contesto festivaliero, che porta l`opinione pubblica e gli addetti ai lavori ad assuefarsi alla visione (5-6 film al giorno, più recensioni, non sono uno scherzo); tanto da non riuscire a cogliere l`uso del manierismo, la ricchezza dove apparentemente c`è freddezza, lo spessore emotivo chiuso nel ritmo pacato, il realismo scambiato per scandalo, dell`ottimo film di Lee.

Certo, la forza cinematografica, morale, e umana di “La graine et le mulet” (titolo originale di “Cous cous”) è un’altra cosa; ma viene da chiedersi perchè queste polemiche investono Venezia, e invece Festival come Cannes e Berlino (Roma è troppo acerba) sembrano sempre – o almeno spesso – cogliere nel segno del cinema? A parte uno screzio tra Almodòvar e Anghelopulos sulla mancata assegnazione della Palma a “Tutto su mia madre”, dalla Croisette mai si sollevano drammi di questo tipo, neanche quando “Fahrenheit 9/11″ vince un premio più politico che cinematografico, e nemmeno quando 4 mesi 3 settimane 2 giorni vince togliendo il premio alla poesia pura di “Lo scafandro e la farfalla”. Forse è semplicemente questione di squallidi retroterra culturali (la dietrologia è quasi materia universitaria in Italia), o forse di effettiva disorganizzazione e velata malafede delle giurie, fatto sta che si dimentica sempre più spesso di lasciare il giudizio al pubblico. Che “Lussuria”, nel suo piccolo, lo sta apprezzando.

(EMANUELE RAUCO)

Favicon scritto da Redazione il 14.01.2008 alle 09:32

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