SCHEDA FILM
Trama: Incorreggibile idealista e bohémien, il quarantenne Ned finisce in prigione per aver venduto marijuana a un poliziotto. Trascorso il periodo di detenzione, viene sfrattato dalla fidanzata – che gli impedisce pure di riprendersi l’amato cane – e si trova costretto a chiedere ospitalità alle sue tre sorelle. Ma il carattere ingenuo e infantile di Ned si scontrerà con quello delle donne, gettando scompiglio e smascherandone i rispettivi mondi fatti di menzogne e ipocrisia.
Titolo originale: Our Idiot Brother
Regia: Jesse Peretz
Sceneggiatura: Evgenia Peretz, David Schisgall
Fotografia: Yaron Orbach
Montaggio Jacob Craycroft, Andrew Mondshein
Musica: Eric D. Johnson, Nathan Larson
Cast: Paul Rudd (Ned Rochlin), Elizabeth Banks (Miranda Rochlin), Zooey Deschanel (Natalie Rochlin), Emily Mortimer (Liz Rochlin), Hugh Dancy (Christian), Shirley Knight (Ilene Rochlin), Rashida Jones (Cindy), Steve Coogan (Dylan), Adam Scott (Jeremy), Matthew Mindler (River)
Anno: 2011
Durata: 90′
Origine: Stati Uniti
Genere: commedia
Produzione: Big Beach Films, Likely Story, Yuk Film
Distribuzione: Videa-CDE
Data di uscita: 04 luglio 2012
Paul Rudd e Zooey Deschanel tra gli interpreti, Jesse Peretz (già autore di Il maggiordomo del castello e First Love, Last Rites) alla regia: considerati i presupposti non si può certo dire che Quell’idiota di nostro fratello non mantenga le promesse. Perché è esattamente ciò che ci si può aspettare, ovvero una tipica commedia poco divertente con Rudd ammantata di quell’aura indie che caratterizza quasi tutti i lavori della Deschanel, diretta da un regista mediocre e dai trascorsi non certo memorabili. La storia vede al centro Ned (Rudd), quarantenne fricchettone e idealista che, appena uscito di prigione – dove è finito per aver venduto marijuana a un poliziotto – e sfrattato dalla fidanzata, si trova costretto a cercare ospitalità presso le sue tre sorelle, una giornalista senza scrupoli, una stand-up comedian lesbica e la frustrata moglie di un regista fedifrago. Ma il carattere ingenuo e infantile, la sua incondizionata fiducia nel genere umano, lo porteranno a gettare ulteriore scompiglio nelle vite delle donne, smascherandone i rispettivi mondi fatti di menzogne e ipocrisia.
Partendo da un pretesto in sé tutt’altro che originale ma a aperto a svariate declinazioni divertenti, il film si perde infatti nell’ambizione di trarne, oltre alle risate, un apologo intimista ed esistenziale (conoscere se stessi attraverso il confronto con l’altro), fallendo su entrambi i fronti. Lungi dal fornire una definizione credibile o comunque convincente dei personaggi e delle loro personalità, e dei contesti in cui si muovono, Peretz – che viene dal videoclip, e si vede – si limita ad infiocchettare il tutto in una veste carina e accattivante, scegliendo la scorciatoia del cliché. A farne le spese è proprio il perno drammatugico, dissipato in una narrazione inconsistente attestata su una sequela di figurine vacue e situazioni sconnesse, nient’altro che contenitori per un affastellamento di elementi attinti a piene mani dall’immaginario radical-chic statunitense: agricoltura biodinamica e atelier di pittura, loft e occhialoni, borghesi in crisi e nevrosi familiari. Così, se lo stesso Ned – che non risulta così stupido nè tantomeno, a dispetto del titolo, idiota (nonostante il doppiaggio italiano ce la metta tutta per farlo apparire tale) – appare debole nella sua funzione di outsider, quel che viene a mancare, è proprio l’attrito comico giocato sulla dissonanza tra il modus vivendi delle parti contrapposte, laddove la messa alla berlina del mondo che si intende smascherare finisce col perdersi nell’artificiosità delle dinamiche che dovrebbero far da contraltare. Pellicola evanescente quanto pretenziosa, Quell’idiota di nostro fratello si sottrae in parte al fallimento completo solo grazie al talento dei suoi interpreti, impegnati con efficacia nel tentativo di conferire l’indispensabile verve, a partire dal protagonista Rudd – attore simpatico e versatile dal potenziale eternamente inesploso – al quale si augura di trovare, prima o poi, un ruolo all’altezza delle sue capacità.
Scritto il 08.06.2012