SCHEDA FILM
Trama: Il regista Roman Polanski, uno dei maggiori esponenti del cinema d’autore contemporaneo, si guarda indietro per raccontare la sua vita e gli eventi che l’hanno contraddistinta. Intervistatore d’eccezione è Andrew Braunsberg, suo amico di lunga data nonché produttore di alcuni dei suoi migliori film.
Titolo originale Roman Polanski: A Film Memoir
Regia: Laurent Bouzereau
Fotografia: Pawel Edelman
Montaggio Jeff Pickett
Anno: 2011
Durata: 90′
Genere: documentario, biografico
Produzione: Anagram Films, Studio Babelsberg
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 18 maggio 2012
Arrivare in un Paese straniero per ricevere un premio alla carriera, e venire arrestato in aeroporto non appena messo piede al suolo. Sembra contradditorio, ma cosa non lo è nella vita di Roman Polanski? Un regista che ha attraversato i momenti più salienti della seconda metà del ’900 e ne è uscito con indubbie ferite, ma anche con una serie di titoli destinati a restare nella storia del cinema, da Rosemary’s Baby a Chinatown e Il Pianista, fino all’ultimo e apprezzato Carnage. Ed è proprio questo incredibile percorso a essere raccontato, dalle labbra dello stesso filmmaker, in Roman Polanski: a film memoir, un documentario in forma d’intervista, diretto da Laurent Bouzereau e realizzato con la collaborazione dell’amico e produttore Andrew Braunsberg proprio durante il periodo degli arresti domiciliari, cui il regista è stato di recente costretto in Svizzera.
Cresciuto nel ghetto di Cracovia e segnato dall’Olocausto, formatosi come filmaker in una Polonia sovietica troppo irregimentata per apprezzarne il genio, Polanski cominciò ad affacciarsi al successo nell’Europa occidentale, con film quali Repulsione e Cul-de-sac, per poi sbarcare a Hollywood con Rosemary’s Baby. Era il 1968, e in tutto il mondo esplodevano il movimento hippie, la controcultura, la liberazione sessuale. Ma il sogno per Polanski cominciò a disintegrarsi quando, in una notte d’agosto del ’69, sua moglie Sharon Tate fu massacrata insieme ad altri ospiti nella loro villa d Los Angeles, mentre il regista si trovava lontano per lavoro. Sharon, attrice conosciuta sul set di Per favore non mordermi sul collo!, era incinta di otto mesi, e il suo fu solo il primo di una serie di macabri omicidi messi a segno da Charles Manson e dai suoi folli seguaci. L’incubo però non era ancora finito per il filmmaker, che nel ’77 si dichiarò colpevole e scontò una pena detentiva per aver abusato sessualmente di una minorenne. Dopo la permanenza in carcere, incalzato dai media e dalla giustizia statunitense, Polanski decise infine di tornare in Europa, dove cominciò un nuovo capitolo della propria esistenza, anche grazie all’incontro con l’attrice francese Emmanuelle Seigner, che si trova ancora al suo fianco e che ha anche recitato per lui in Frantic, Luna di Fiele e La Nona Porta.
Di sicuro un’esistenza movimentata, di cui Polanski rende conto nel documentario con brio e a volte perfino con ironia, fatto salvo qualche momento di autentica commozione. Avere la possibilità di sentire un autore di tale levatura che racconta la propria biografia e la genesi di alcuni dei suoi capolavori, non è cosa da poco, tanto che il film è entrato a far parte della Selezione Ufficiale del 65° Festival di Cannes. A parte la grandezza del personaggio, il documentario non presenta però particolari qualità stilistiche: il montaggio è scolastico e improntato al patetismo, così come la dolente colonna sonora. Le immagini di repertorio e gli spezzoni di film sono “appiccicati” all’interno del racconto come in un mediocre programma televisivo, e i ralenti che intervengono nei momenti clou della narrazione sono a malapena sostenibili. Così come in fin dei conti non si apprende molto di nuovo rispetto alla storia del regista, evidentemente desideroso di non dilungarsi sul passaggio più controverso della propria biografia, cioè quella condanna per stupro che ancora pesa sulla sua fedina penale e per cui è stato arrestato (e poi rilasciato) in Svizzera nel 2009. Resta solo l’eccezionalità di un filmmaker e delle sue opere, di cui sarebbe interessante approfondire, in maniera molto più completa, l’intersezione con la vita del Polanski uomo, oltre che regista.
Scritto il 18.05.2012