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Superstar

In concorso a Venezia 69 la commedia di Xavier Giannoli sulla smaterializzazione dell'immagine umana nell'era di Youtube . Con Kad Merad e Cécile de France.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Superstar

Trama: Martin Kazinski è un normale lavoratore come tanti. Una mattina, mentre si appresta ad affrontare la sua consueta giornata si accorge che c’è qualcosa di insolito: la gente lo guarda con insistenza, lo fotografa, c’è perfino chi gli chiede un autografo. Di colpo il suo nome è in televisione, nelle radio, su internet: è diventato una celebrità ma ne ignora il perché.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Superstar
Regia: Xavier Giannoli
Sceneggiatura: Xavier Giannoli, Marcia Romano
Fotografia: Christophe Beaucarne
Montaggio Célia Lafitedupont
Cast: Kad Merad (Martin Kazinski), Cécile De France (Fleur Arnaud), Louis-Do de Lencquesaing (Jean-Baptiste), Cédric Ben Abdallah (Alban), Alberto Sorbelli (Alberto), Pierre Diot (Morizot), Christophe Kourotchkine (Fabrice), Stéphan Wojtowicz (Edouard Laurence)
Anno: 2012
Durata: 112′
Origine: Francia
Genere: commedia
Produzione: Rectangle Productions, SCOPE Invest, Scope Pictures
Distribuzione:
Data di uscita:

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer originale
Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Niente di eccezionale, ma una commedia ben fatta, corretta, con le sue furberie ben piazzate. Adatta a cogliere un pubblico eterogeneo, e soprattutto scaltramente agganciata a una delle attualità più stringenti: la polverizzazione dell’immagine umana nell’era della sua infinita riproduzione tramite videotelefonini, file video su youtube, foto digitali e quant’altro. La disintegrazione, in ultima analisi, dell’identità individuale, smaterializzata nelle sue infinite possibilità di riproduzione e fruizione. Xavier Giannoli approda in concorso a Venezia 69 con Superstar, gradevole e seria (a tratti seriosa) parabola di un Signor Nessuno, tal Martin Kazinski, che nella Parigi odierna viene colto da improvvisa e immotivata popolarità, salutato con simpatia e crescente follia collettiva da torme di fan ansiosissime di trasformarsi in un eterno pubblico di spettatori, non solo televisivi ma anche delle vite altrui. La vicenda si svolge secondo un tracciato abbastanza prevedibile, passando per lo sfruttamento commerciale della “tv della gente comune” fino all’inevitabile, rapidissima caduta nell’indice di gradimento. E, vista l’evidentissima somiglianza dello spunto di partenza con l’episodio “benignesco” del recente To Rome With Love di Woody Allen, sarebbe interessante almeno sapere quale dei due progetti è andato prima in produzione. Lungi da noi di pensare che dietro al peggiore Allen di tutti i tempi ondeggi anche lo spettro di un plagio da autore sfiatato. Ma non si sa mai… “Il nostro mestiere è rubare”, diceva Mario Monicelli

Ciò detto, il film di Giannoli raggiunge il suo scopo. Confezionato con la consueta eleganza del cinema medio francese, è sorretto da un ottimo cast, sia di protagonisti sia di comprimari. Al centro di tutto troviamo la faccia notissima di Kad Merad, assurto a grande notorietà qualche anno fa per Giù al Nord. Giustamente spaesato, e capace anche di salire verso inattese disperazioni esistenziali. Accanto a lui, una sempre efficace Cécile de France, uno dei volti femminili più interessanti degli ultimi anni transalpini. Alle prese con una sapiente alternanza tra momenti esilaranti e pause di angosciosa riflessione, Giannoli si affida anche un po’ alle certezze del suo pubblico borghese. E risuona sempre un filo di stucchevole ipocrisia nel cinema che attacca lo sfruttamento dell’immagine. Del resto, sull’argomento è stato già detto più o meno tutto in tempi nemmeno recenti: Quinto potere di Sidney Lumet è del 1976, e già allora, quando esisteva solo la tv, lo spettro della follia collettiva animava un pamphlet duro e sentenzioso. Adesso c’è il web, Youtube, ma la sostanza del discorso non cambia. Molto meglio, quindi, aggirare le intenzioni del suo autore e non prendere Superstar troppo sul serio. Potevamo crederci se l’impianto fosse stato da riflessione metafisica, alla The Truman Show, per intenderci. Ma a conti fatti Giannoli vola più basso, cerca la commedia di costume, venata tutt’al più di malinconia e di qualche flebile panico da vuoto esistenziale. Ma si ride, molto. Ed è sufficiente.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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