SCHEDA FILM: Tutti i rumori del mare
Trama: Il protagonista è un uomo che ha cancellato il suo passato e ha deciso di vivere senza identità. Lavora per un’organizzazione criminale per la quale trasporta cose e persone. Un giorno gli viene ordinato di condurre da Budapest all’Italia, Nora, una ragazza da avviare alla prostituzione di alto bordo. Si viene però a scoprire che è stata presa la persona sbagliata: all’inizio gli viene chiesto di abbandonarla, poi di ucciderla. Ma durante il viaggio l’uomo, che ha conosciuto Nora e la sua avidità nei confronti della vita, decide di scambiare la sua vita con quella della donna.
Titolo originale Tutti i rumori del mare
Regia: Federico Brugia
Sceneggiatura: Federico Brugia, Giovanni Robbiano
Fotografia: Gergely Poharnok
Montaggio Vilma Conte
Musica: Ferdinando Arnò
Cast: Sebastiano Filocamo (X), Orsi Toth (Nora), Ben Northoover (Thomas), Malika Ayane, Rocco Siffredi, Mimmo Craig
Anno: 2011
Durata: 95′
Origine: Italia, Ungheria
Genere: drammatico
Produzione: The Family, Laokoonfilm, Nursery, Associazione Maremetraggio
Distribuzione: Maremosso
Data di uscita: 24 agosto 2012
Tutti i rumori del mare appare, sin dai primissimi minuti sullo schermo, esattamente come uno di quei film che mira a iscriversi nell’alveo di un certo cinema indipendente italiano, con atmosfere rarefatte, lunghi silenzi, musica drammatica, volti ripresi da vicino che dovrebbero rivelare l’anima di protagonisti in cui, nelle intenzioni, dovrebbe racchiudersi tutta la complessità dell’umano. In questo caso, anche la storia scelta mira a una sorta di universalità, venata di denuncia sociale: il protagonista è un uomo che non ha un nome, o meglio ne ha tanti, tanti quanti ne richiede il suo lavoro, cioè il traffico internazionale di merci e donne provenienti dall’Est Europa. Nonostante sia al centro della narrazione, con una voce interiore che accompagna lo scorrere molto dilatato delle immagini sullo schermo, di lui si potrà sapere solo che è un uomo uscito da un trauma profondo, e di conseguenza ha deciso di sparire dal mondo rifiutando una vita civile e sociale, rifugiandosi in una delle pieghe del sistema in cui lo svuotamento dell’esistenza non è solo accettato ma anche consigliabile. Il nulla di cui si è circondato è tuttavia destinato a essere intaccato dall’incontro con Nora, una ragazza fragile e sensibile, che oltre ad essere avviata sulla strada della prostituzione, finisce senza colpa in un pericolosa lotta tra bande. Saranno la sua ingenuità e la sua purezza a sciogliere il gelo intorno al protagonista, iniziandolo a una progressiva riconciliazione con la vita.
Diretto dal regista pubblicitario Federico Brugia, Tutti i rumori del mare si distingue subito per alcuni vezzi stilistici e narrativi che gridano all’autorialità, ma senza riuscire a restituire quella complessità così ostentata sin dalla fase di scrittura. Il primo è appunto questa voice over, che spiega con immensi giri di parole la trasformazione che avviene nel personaggio: nonostante la forma poeticheggiante, si tratta di una sorta di monologo didascalico che “rimbomba” quanto già suggeriscono le immagini in maniera più o meno efficace, a seconda dei diversi passaggi del film. L’altro è una fotografia sovraesposta e desaturata che avvolge tutto in una luminosità gelida e artificiale, che dovrebbe rispecchiare la sorta di limbo in cui si muove il protagonista, ma anche in questo caso non si allontana sostanzialmente da un manierismo un po’ sterile, tra l’altro intervallato da un montaggio frenetico che tradisce la provenienza artistica del regista. La recitazione, dal punto di vista diciamo estetico, mostra una sua solidità, ma concedendo tanto spazio al parlato non riesce a trovare il giusto equilibrio, mentre risultano piuttosto improbabili le sequenze che si rifanno ai gangster movie in salsa ungherese (Paese in cui è ambientato il film).
In sintesi, il difetto principe di Tutti i rumori del mare, come di molte altre opere di questo genere, è che rincorre la rarefazione ma perviene alla ridondanza, cerca di rappresentare l’incomunicabilità ma mette in scena la non comunicazione, e punta tutto sull’architettura di personaggi talmente ingessati nel loro impianto teorico da risultare meccanici. Non sfugge una certa ricercatezza nello stile (non banali gli spruzzi di inchiostro nero che visualizzano in modo onirico l’immaginazione di Nora, incupita da una vita di sofferenza), ma l’impressione rimane quella di un’opera che avrebbe dovuto liberarsi sia dai manierismi visivi che dagli automatismi della scrittura, alla ricerca di una maggiore freschezza e autenticità del racconto e dei suoi protagonisti.
Intervista al regista Federico Brugia
Intervista all'attore Sebastiano Filocamo
Intervista al distributore Luca Lucini
Scritto il 23.07.2012