L`anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
(di Alessandro Aniballi)
18/06/08 – Partito con la premessa drammatica di voler mettere in scena una storia ambientata durante la dittatura militare che si ebbe in Brasile alla fine degli anni Sessanta, L`anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger si trasforma rapidamente in un commediola senza pretese, in cui il leit motiv è dato dai Mondiali di calcio del 1970, quelli stravinti dalla squadra carioca. Tra ebrei azzimati grotteschi e simpaticoni e tra comunisti che irrealisticamente vorrebbero tifare Cecoslovacchia (dimenticando perciò il dramma della Primavera di Praga di due anni prima), Hamburger ci racconta il risibile apologo di un bambino che si ritrova costrettto a vivere da solo, un po` come in Mamma ho perso l`aereo.
Con la differenza che il film è passato al festival di Berlino, che affronta una tematica difficile, la dittatura, e che quindi deve essere considerato un film d`autore. Laddove invece le gag inanellate non reggerebbero neppure al vecchio avanspettacolo (vedi i vecchi che ondeggiano ad un certo ritmo musicale, emulando i bambini) e laddove le contraddizioni e le dimenticanze della narrazione sono parecchie, troppe davvero (che fine fa il personaggio di Italo?). Vedere un film come questo mette una profonda tristezza, perchè si ammanta di operazione culturale, di prodotto impegnato, mentre invece rappresenta il suo esatto contrario. Siamo al cospetto di un cinema ambiguo che, fingendo di provare a coniugare l`impegno con il divertimento, mostra piuttosto l`assenza di sincerità nei propositi e la volgarità dello sguardo, della morale e del punto di vista. La Lucky Red ha deciso di distribuirlo insieme ad un cortometraggio di Francesco Vaccaro, Lettera d`amore a Robert Mitchum, in cui la meravigliosa Piera Degli Esposti rivela l`adorazione sconfinata che ha provato e prova tuttora nei confronti dell`attore americano, uno dei rari grandi corpi erotici del cinema classico.
scritto da Redazione il 18.06.2008 alle 05:29