SCHEDA FILM
Trama: Con il bottino di una rapina e un complice sanguinante sul sedile posteriore dell’auto, un malfattore mascherato da pagliaccio va a schiantarsi proprio contro il confine con il Messico e finisce recluso in una prigione locale. La vita in carcere è un vero inferno, ma imparerà a sopravvivere grazie all’aiuto di un bambino di dieci anni, che nasconde un terribile segreto.
Titolo originale: How I Spent My Summer Vacation
Regia: Adrian Grunberg
Sceneggiatura: Mel Gibson, Adrian Grunberg, Stacy Perskie
Fotografia: Benoît Debie
Montaggio: Steven Rosenblum
Musica: Antonio Pinto
Cast: Mel Gibson (Driver), Peter Stormare (Frank), Bob Gunton (Mr. Kaufmann), Dean Norris (Bill), Scott Cohen (avvocato di Frank), Patrick Bauchau (chirurgo), Stephanie Nicole Lemelin (segretaria dell’avvocato di Frank)
Anno: 2012
Durata: 95′
Origine: Stati Uniti
Genere: azione, thriller
Produzione: Airborne Productions, Icon Productions
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 01 giugno 2012
Luogo deputato alla perdizione o ad una spesso soltanto vagheggiata redenzione, il Messico è la meta sognata da un gran numero di malviventi protagonisti del miglior cinema di genere hollywoodiano: dal noir all’action duro e puro. Ed è anche la location prescelta dal protagonista di Viaggio in paradiso per prendersi la sua meritata vacanza estiva (How I Spent My Summer Vacation, è il titolo originale del film), dopo l’ultimo colpo andato a buon fine. Il nostro malfattore, mascherato da pagliaccio e in fuga a tutta birra da una pattuglia di federali, arreca infatti nella sua auto il cospicuo bottino di una rapina e un complice grondante sangue riverso sul sedile posteriore. Ma poco dopo averci rivelato che sotto la maschera dal naso rubicondo indossa l’irresistibile faccia da schiaffi di Mel Gibson, il nostro eroe pensa bene di andarsi a schiantare proprio sul tristemente celebre muro che divide gli Stati Uniti dal Messico, i gringos dai chicanos. Dopo una breve tenzone tra sbirri del nord e sbirri del sud, in gara per conquistarsi l’ambito trofeo del poliziotto corrotto meno ipocrita, l’aspirante vacanziero finisce detenuto nel temibile carcere messicano noto come “Il pueblito”, mentre i suoi soldi volano nelle tasche di una coppia di piedipiatti locali. Tramortito da musica mariachi e botte da orbi, il gringo si ambienta presto nell’insolito istituto di detenzione, dove si può comprare di tutto: dalla birra alle armi, dalle sigarette ad una dose di eroina, da un nuovo tatuaggio all’ospitalità di mogli e bambini. Ad aiutare il protagonista, il cui nome non vene mai svelato e che è persino privo di impronte digitale, ci penserà un bambino decenne, ospite privilegiato del boss locale, in quanto suo futuro donatore per un imminente trapianto di fegato. Puro divertimento cialtrone assai ben congegnato, Viaggio in Paradiso è un delizioso b-movie carcerario che riserva non poche sorprese, quasi tutte affidate ad un Mel Gibson mattatore, capace di rispolverare la verve sbruffona delle sue indimenticabili interpretazioni anni ’90, da Arma Letale a Tequila Connection. Ansioso di scrollarsi di dosso guai personali e giudiziari dovuti ai suoi improperi contro l’ex moglie o alle infelici dichiarazioni antisemite, Gibson ha sceneggiato e prodotto il film, per poi affidarlo alla direzione del suo sodale Adrian Grunberg (è stato assistente alla regia in Apocalypto). Girato con piglio sicuro e ottimo ritmo per le sequenze d’azione, Viaggio in Paradiso vanta inoltre un’ottima fotografia, che cede forse a qualche controluce di troppo (persino nelle scene notturne), cliché quasi obbligato per un’ambientazione torrida e polverosa, insomma, tipica messicana. C’è anche un eccesso di politically correctness, ma data la presenza di un bambino e l’etica cattolica di Gibson, c’era da aspettarselo, e d’altronde poi, questo difetto viene tamponato da ampie dosi di ironia e autoironia, che vanno da una spassosa sparatoria in stile western ad un’onirica sequenza di vendetta contro l’ex moglie fedifraga, nella quale non si stenta a riconoscere un giocoso riferimento alle faccende matrimoniali di Gibson. L’apice lo si raggiunge poi con il piano orchestrato dal protagonista per recuperare i suoi soldi e salvare il pargolo (come impone la buona vecchia morale a stelle e strisce, bisogna che faccia entrambe le cose), dove, forse preda di un delirio di onnipotenza, forse semplicemente per utilizzare una personalità insospettabile, il nostro eroe si spaccia per nientemeno che Clint Eastwood. Ingiustamente distribuito negli States direttamente in Video on Demand Viaggio in Paradiso garantisce un corroborante entertainment di ottima fattura, e rappresenta un’appetitosa preview della prossima interpretazione dell’attore: quella del perfido villain dell’attesissimo Machete Kills, firmato dal re del b-movie chicano Robert Rodriguez. Anche per Gibson, la redenzione passa per il Messico.
Scritto il 27.05.2012