Ff lessinia: donne

24/08/09- Anderloni più volte, in questi giorni, ha ribadito che la montagna è donna e mai come in questa…

“Good morning, my sun!” di Uliana Konowalowa, “Kino Lika” di Dalibor Matanic e “Unaza Fort” di Marzia Pellegrino.

(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca)

24/08/09 – Anderloni più volte, in questi giorni, ha ribadito che la montagna è donna e mai come in questa giornata la coniugazione si abbina a diverse storie al femminile, con collocazioni geografiche molto diverse.
mysungrande5In concorso, in prima nazionale,“Good morning, My sun!”, il quarto corto della giovanissima Uljana Konowalowa, nata in Kyrgyzstan che ci racconta con un ritratto delicato, mai pietistico o compassionevole, l`esistenza di un`anziana maestra di montagna che, dopo essersi sposata, aver messo al mondo 2 figli lavorando nove ore al giorno, improvvisamente perde la vista: “vidi solo il cielo blu e poi la strada sottostante si coprì di foschia. Per sempre”. Ma nelle giornate buone si alza ancora dando il buon giorno al sole, alle sue caprette, al suo orto che le ha dato nutrimento per tanti anni: “non ho mai acquistato nulla” racconta, piegata sui germogli delle sue piante o potando un albero da frutta. Ma la figlia ora ha bisogno del suo aiuto e la donna dovrà  abbandonare l`elemento al quale è più legata, la terra. Nella sua condizione, il distaccamento equivale ad una morte. Ottima fotografia e un uso massiccio di campi medi che ci danno l`idea precisa del microcosmo che da quarant`anni è tutto il mondo dell`anziana donna.

Dalibor Matanic, nato a Zagabria nel 1975, dopo il diploma all`Accademia d`arte drammatica, si dedica alla regia per il cinema e per la televisione e con “Kino Lika”, suo quinto lungometraggio (vincitore dell`Ulivo d`oro al festival del cinema europeo di Lecce 2009) si avventura nelle zone oscure dalle vite di due donne, una madre che vuole salvare il figlio dalla malattia e una ragazza obesa, Olga, e di due uomini: un ragazzo, Mike, promettente calciatore che, pur avendone le doti, non vuole lasciare il suo paese natio e un uomo, taciturno e testardo al punto da mettere a repentaglio la vita del figlio. Tutti abitano in uno sperduto villaggio tra le montagne della Croazia.
Ad arricchire lo scenario di questa storia drammatica, a tratti grottesca, il referendum a favore o contro l`entrata dello stato nell`Unione Europea, considerata da molti nel paese, una seconda perdita di libertà  rafforzando il ritratto di una comunità  che non vuole relazioni interne nè relazioni con il resto del mondo. Solo la sala del cinema lika è un luogo di contatto ma comunque di non ricambiati desideri.
I personaggi descritti sono tutti annichiliti da un`esistenza difficile; quattro storie forti di grandi solitudini che sembrano spesso diventare un`unica cosa con una natura madre-matrigna che nega ai suoi figli beni primari come l`acqua e la possibilità  di una comunicazione diretta.
“Ho voluto realizzare un film che esplorasse il confine sottile tra grottesco e orrore, quello capace di trasformare un sorriso in una risata folle e carica di amarezza: la discesa progressiva alla ricerca delle pulsioni primarie che agitano la coscienza dell`essere umano è peraltro palese, ma il punto di partenza è l’ amenitࠔ dichiara il regista che inserisce l`omicidio colposo (in stile pirandelliano) della madre di Mike per sconvolgere l`apparente immobilità , dando inizio alla `discesa agli inferi` dei personaggi che sconteranno tutti il proprio maggior difetto: Mike la superficialità , Olga la sua tendenza autodistruttiva, Joso la cocciutaggine.
Film in concorso dove non verrà  sicuramente dimenticata l’interpretazione di Areta Curkovic (Olga) che ci dona il ritratto più forte del film, anche in scene volutamente di forte impatto emotivo, come quando ricerca il piacere negatole da Mike, rotolando nel fango con i maiali.

anellograndeIl film di Marzia Pellegrino, “Unaza Fort” (anello forte) presentato nella sezione Altra montagna (ieri abbiamo visto, in concorso “Prezzemolo”, diretto col marito Sandro Gastinelli) invece ci riporta in alcuni modi al cinema-inchiesta di Pier Paolo Pasolini: nei racconti antropologici delle donne albanesi del 2009 abbiamo ritrovato alcuni elementi delle inchieste televisive che il poeta-regista romano realizzò nel sud del nostro paese negli anni ’60. L’ autrice, in una didascalia iniziale spiega: “Parlavano un’altra lingua ma sono le stesse che Nuto Revelli definita ‘l’anello forte’”. Ispiratore di questo viaggio è stato proprio un libro dell’autore cuneese (forse anche per questo il film è stato finanziato dalla filmcommission piemontese), che raccoglieva con il suo magnetofono le testimonianze dei suoi conterranei e la situazione delle donne sulle montagne piemontesi, scopriamo, non erano tanto diverse da quelle raccolte oggi da Marzia. Ritratti che ascoltati oggi sembrano un po` anacronistici per un paese occidentalizzato e che sentiamo molto lontani da quelle che crediamo usanze appartenenti ad un mondo arcaico. Invece la giovane albanese vedova con un figlio, oggi, a Staike, tra le montagne albanesi, vive a casa con i suoceri che comandano e decidono per lei perchè il suo bambino, loro nipote, gli appartiene, per l`antico codice Canun.
La regista ha seguito l`amica albanese Neta, sposata con un italiano, nel suo ritorno nel suo paese natio (hanno portato anche i loro bambini), e ne ha cercato di restituire l`autenticità  e la durezza soprattuto nell`uso di tanti primi piani di donne, visivamente abbruttite dell`esistenza fatta di duro lavoro e che nella vecchiaia continuano a soffrire perchè private dell`affetto dei figli (lavoratori all`estero) nel momento per loro di maggior bisogno. Buono il taglio dato a questo documentario perchè ci parla di emigrazione in maniera diversa, riuscendo a far emergere tutte le problematiche sociali legato al dramma dello sdradicamento.
La musica originale di Luca Allievi aiuta a creare una perfetta coesione nel racconto di storie di ieri proiettate sul nostro presente.

Favicon scritto da Redazione il 25.08.2009 alle 08:19 in Blog, Festival
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03/02/2012 18:02

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