fff:gli effetti di Avatar
(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca)
29/01/10 – Pretendendo che l’intervento non fosse filmato nè in video nè in audio, al future film festival, Joe Letteri, senior visual effects alla Weta Digital, utilizzando il suo computer, il cui schermo è stato proiettato in sala, ha tenuto una vera e propria lezione sul processo che ha portato alla realizzazione degli effetti speciali di “Avatar” di James Cameron, lasciando senza parole la gremitissima sala Hera al Future film festival di Bologna. Evento irripetibile per il pubblico italiano che continua a recarsi in massa a vedere il film, con sale cinematografiche sold out anche nelle prossime due settimane.
Capire il funzionamento della telecamera virtuale che ha permesso a Cameron di vedere in diretta sia quello che facevano i suoi attori, sia quello che sarebbe stato il risultato finale visto dal pubblico con i personaggi virtuali è stato molto interessante così come la spiegazione sul funzionamento della motion capture che ha reso le espressioni corporee dei na’vi così ‘vere’. “Il blocing del movimento degli occhi ci ha richiesto molto tempo, in quanto dovevamo essere sicuri che i nostri personaggi fossero in relazione con l’ambiente, ne facessero parte e ne fossero coinvolti” precisa Letteri.
Ma sicuramente tutto il lavoro sulla bioluminescenza per creare Pandora è la cosa più sorprendente mai ascoltata. Attraverso la tecnica della stereoscopia si è cercato di creare l’acqua digitale e la luce che caratterizza le immersioni subacque che Cameron voleva portare nel mondo degli Avatar. Per raggiungere tale livello di complessità la Weta digital (Joe Letteri ne è il direttore) ha utilizzato due tecniche: Stochastic Pruning e Spherical Harmonics. La prima permette di renderizzare ciascun dettaglio di una scena in relazione alla propria dimensione all’interno del fotogramma. L’immagine risultante appare così come la si vedrebbe ad occhio nudo. Spherical harmonics è una tecnica matematica per comprimere e manipolare un elevatissimo numero di dati. Viene utilizzata per stabilire in che modo la luce proveniente da diverse angolazioni interagirà con la superficie dell’oggetto.
scritto da Redazione il 29.01.2010 alle 10:40 in Blog, Festival, Interviste, Podcast
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