Garda:marlene in ringart
05/12/09-La terza edizione del filmfestival del Garda si è aperta con linaugurazione, in un pomeriggio uggioso ma suggestivo …
(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca)
05/12/09-La terza edizione del filmfestival del Garda si è aperta con linaugurazione, in un pomeriggio uggioso ma suggestivo grazie alla cornice del palazzo Cominelli, della mostra Marlene Dietrich e il suo tempo che completa la retrospetta dedicata alla diva tedesca.
05/12/09Veronica Maffizzoli e Giacomo Turolla sono andati a Parigi dove è custodito dalla figlia di Noah Ringart un incredibile archivio di foto dellEuropa anni 20-30-40 perché dopo essersi nascosto per tutta la durata della guerra nei pressi di Parigi, lamico Capa assunte Ringart, come archivista per la nascente agenzia autogestita con William Vandivert, George Rodger, David Chim e Henri Cartier-Bresson: Magnum Photo.
La difficoltà maggiore era quella di trovare gruppi tematici perché le foto erano davvero tantissime precisa Turolla mentre ci mostra le tante immagini che ritraggono sia la Dietrich sui set dei maggiori film, con grandi personaggi del suo tempo, da Charles Chaplin a Sternberg, sia il periodo storico e soprattutto lascesa del nazismo in Germania che costrinsero la diva a lasciare il suo paese e recarsi negli Stati Uniti. Volevamo per far emergere i due aspetti di un mondo con il quale ha dovuto confrontarsi la sua personalità umana prima che artistica.
E indubbio che le immagini delle olimpiadi del 1936, le cupe immagini delle adunate naziste, immagini marziali e implacabili si contrappongono con feroce nettezza alle luci della ribalta con Gary Cooper e Maurice Chevallier, ai set di Metropolis (la foto bellissima dove i bambini sulla zattera delle meduse si inerpicano verso il centro, verso lidolo) di Marocco, di Olympia di Leni riefenstahl.
A seguire negli spazi del Vittoriale degli italiani, si è tenuta la prima proiezione della retrospettiva con Langelo azzurro di Josef von Sternberg.
Marlene è entrata nella leggenda a cavallo di una sedia scrisse Jean Cocteau ricordando proprio la postura maliziosa di Lola Lola, vedette del cabaret dove il professor Immanuel Rath entra deciso a impedire la corruzione dei suoi allievi da parte della donna ma che si troverà invischiato poi in altre faccende che sconvolgeranno la sua vita inreparabilmente.
Finisce per non esistere soluzione di continuità tra palco e retropalco, emtrambi abitati da ballerine, clown, cantanti, prestigiatori, in unindistinzione che amalgama i corpi, spesso obesi, in un unico corpo, ipertrofico e occlusivo. Un corpo talmente straripante e immondo da inglobare senza difficoltà anche il professore Rath, o Unrat, spazzatura, come lo chiamano per dialetto i suoi scolari. E appunto in qusto pieno irrespirabile e viscoso sta, secondo il regista, la sconcezza del film: sciame parossistico di cose e persone, immondezzaio governato da pulsioni elementari e primitive scriveva Sergio Arecco.
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scritto da Redazione il 05.12.2009 alle 18:27 in



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