Matheson è leggenda
11/01/08 – Il romanzo di Richard Matheson, Io sono Leggenda è, senza ombra di dubbio, un bocconcino prelibato per tutti coloro che, nella fantascienza, ci sguazzano allegramente. Ne sa qualcosa il regista Francis Lawrence (Costantine) al quale dobbiamo il nuovo adattamento cinematografico di questo grande capolavoro. La particolare commistione tra fantascienza e horror, di cui Matheson si è fatto promotore proprio con questo romanzo, sembra sia particolarmente fotogenica: come molto spesso accade, di fronte ad una letteratura valida e originale, le generose porte del cinema si sono aperte – o meglio spalancate – e l’idea di Matheson è stata inghiottita in un solo boccone. Con I am legend – nelle sale da venerdì 11 gennaio – siamo già alla terza trasposizione cinematografica del romanzo ma innumerevoli sono le pellicole che vi hanno tratto ispirazione o spunto, anche se in maniera non ufficiale. Inutile sottolinearlo: il libro in questione ha fatto storia. Quest’ultima annata cinematografica è stata molto ricca in tal senso: da 28 giorni dopo in poi, in maniera sempre più invasiva, l’horror si è tinto di fantascienza, propinando a più non posso post apocalittici di ogni genere e natura. Zombie, vampiri, creature infette non ben definite e, chi più ne ha, più ne metta. Il filo conduttore, sempre lo stesso: la scienza fa la cattiva, e l’umanità intera ne paga le conseguenze; puntuale arriva l’esercito che carica i fucili, mettendo a dura prova gli addestramenti di tutta una vita ma, guarda un po’, fallisce. L’umanità non ha scampo, l’estinzione è alle porte: ne resterà soltanto uno.
Sono mesi che vediamo praticamente lo stesso film passato e ripassato in padella con diversi condimenti. Difficile rintracciare differenze significative tra Resident Evil (2 e 3), 28 settimane dopo, e questo stesso I am legend (solo per citarne alcuni): cambia la confezione, ma il contenuto resta immutato. E il rammarico principale sta soprattutto nel fatto che, questi appena elencati, sono tutti prodotti caratterizzati da una regia per nulla scadente e una messa in scena spesso curata e ricercata. Ma sono anche pellicole che, tutto sommato, lasciano il tempo che trovano: sembra quasi che l’horror brancoli nel buio senza meta, ripiegando ogni volta su se stesso, imitandosi. E’ doveroso fare, invece, un discorso a parte, per pellicole come 28 giorni dopo, che capitò nelle sale a puntino, in un momento propizio, quando l’argomento virus contagioso e letale non era ancora stato così morbosamente sfruttato, apportando una piacevole sorpresa – anche e soprattutto per le scelte stilistiche del regista Danny Boyle – nel genere horror. Fa altresì eccezione Planet Terror di Robert Rodriguez, certamente non per l’originalità della storia (anzi!) quanto per l’aggiunta di un tocco piacevolmente ironico e sopra le righe, che lo ha differenziato dai suoi compari. Quello che dispiace tanto è che, a lasciare un certo amaro in bocca, sia proprio l’adattamento su grande schermo di un romanzo come Io sono leggenda, verso il quale, è inutile negarlo, riponevamo diverse aspettative, soprattutto per le indiscutibili potenzialità che il romanzo racchiude in sè, e che, nel film, non sono state sfruttate al meglio.
(ALESSANDRA SCIAMANNA)
scritto da Redazione il 11.01.2008 alle 08:49 in Blog, Recensioni
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Non ho visto il film, ma definire poco significativo o “che lascia il tempo che trova” 28 settimane dopo, non sono proprio d’accordo…
Essendo io una di quelle persone che ha largamente apprezzato la “sobrietà ” di 28 giorni dopo, non posso che avere tale opinione rigurado “28 settimane dopo” che, per mia personale opinione, perde totalmente lâimpatto caratterizzante del primo film (la sobrietà , appunto) in funzione della solita roboante messa in scena da blockbuster. Lâaffermazione della discordia (che ammetto essere un poâ forte), è frutto del discorso portato avanti nel post. Questo è il mio punto di vista.
Grazie, continua a seguirci.
E sulla sobrietà del film di Boyle contro il fracasso di quello di Fresnadillo, che non sono d’accordo: perchè dove necessità di racconto Boyle “deve” puntare alla suspense, Fresnadillo sta mettendo in scena un mondo divorato, impazzito, la cui regia serve a sintonizzare lo spettatore sulla follia già conclamata: e tutt’altro che con una regia da blockbuster, ma con una cura del dettaglio e dello spazio filmico che è lontana dalla banalità …
Voglio precisare che non mi sono mai permessa di scrivere (come hai affermato tu) che 28 settimane dopo è poco significativo. Rileggendo bene l’articolo potrai constatare di aver travisato il senso. Inoltre non ho mai detto o lasciato intendere che il film di Fresnadillo è banale..anzi.. ho ammesso che ci sono doti registiche evidenti. Nel pezzo c’è scritto anche questo. Semplicemente secondo il mio modesto parere (e voglio sottolineare modesto), la cura del dettaglio di 28 settimane dopo è, purtroppo, spesso affogata da fuochi d’artificio e scene esagerate, forse fuori tono (prendi ad esempio quella dell’elicottero maciulla zombie). Penso che la sobrietà (che non equivale a suspense ma è piuttosto un approccio attuabile a qualsiasi necessità , anche quando si vuol mettere in scena un mondo divorato, impazzito e folle) sarebbe potuta diventare il tratto caratteristico della saga iniziata da Boyle, differenziandola da prodotti, secondo me, troppo simili tra loro. Proprio per questo ho affermato che il film lascia il tempo che trova, indipendentemente dalle sue evidenti qualità . Detto questo rispetto la tua opinione, e spero che la cosa sia reciproca. A presto!
E’ evidente che il rispetto delle opinioni, specie adesso che ho capito meglio ciò ceh intendevi..;)
Ciao e a presto…