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11/12/09 – Come sembra chiaro, aprendo un po’ gli occhi e leggendo i giornali, l’Europa veleggia all’apparenza…
Quando l’accoglienza è solo un disegno su di uno zerbino
11/12/09 – Come sembra chiaro, aprendo un po’ gli occhi e leggendo i giornali, l’Europa veleggia all’apparenza indolente verso una sorta di neo-razzismo e xenofobia che striscia dai suoi abitanti ed esplode fino ai suoi governanti. Così dai regolamenti sull’immigrazione al blocco dei minareti si passa per una legge francese secondo la quale chi aiuta in qualsiasi modo un clandestino, è punibile con il carcere fino a cinque anni. Da qui, da questo rigurgito di collaborazionismo, parte Philippe Lioret per il suo settimo film, tutto ambientato su quel crogiolo e passaggio per l’Inghilterra che è il porto di Calais.
Bilal è un ragazzo curdo che deve andare in Inghilterra per lavoro e per amore; ma arrivato al porto di Clais si scontra con le dure leggi francesi contro la migrazione clandestina. Simon, un insegnante di nuoto, gli dà una mano, sia logisticamente, sia insegnandogli a nuotare, visto il suo folle intento di attraversare la Manica a nuoto. Un dramma civile e umano, ma anche storia d’amore e d’amicizia, che la sceneggiatura del regista con Emmanuel Courcol e Olivier Adam rende un prodotto a metà strada tra il cinema post-coloniale e il racconto impegnato. Riflettendo sui concetti di solidarietà e ospitalità (l’ironica inquadratura dello zerbino del vicino di casa), il film si centra su alcuni motivi e concetti cardine dei quali indaga le diversità in senso etnico e culturale: il valore dell’acqua, il contatto della pelle, il respiro – quello per nuotare e quello attraverso una busta per non farsi scoprire – e soprattutto la metafora della testa abbassata, per Simon il suo punto debole, sintomo di una personalità passiva, mentre per Bilal l’unico modo per poter scappare dai persecutori e arrivare alla sua metà. Opposizioni che trovano sbocco anche cinematografico nel bel montaggio alternato tra i protagonisti mentre il ragazzino cerca di realizzare la sua impresa.
Unico neo di un film solido, necessario e intelligentemente concepito, è la scelta di rendere protagonista – nonostante il nucleo drammaturgico – il personaggio occidentale, mossa utile per l’identificazione dello spettatore, ma che limita le capacità di analisi anche filmica dei temi scelti. Per contro, proprio la costruzione di Simon è degna di menzione, essendo un personaggio forte, intenso, convincente, che sa tenere il polso della vicenda anche al di là delle capacità di Lioret, onesto fautore di un cinema d’impatto sociale (e infatti le polemiche in patria non sono mancate), abbastanza intelligente da plasmare un tale personaggio sulle fattezze quotidiane e vivide di un ottimo Vincent Lindon. Qualcuno ha azzardato il paragone con Jean Gabin; troppa grazia, forse, ma rende l’idea.
(EMANUELE RAUCO)
Regia: Philippe Lioret
Produzione: Francia 2009
Cast: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard
Durata: 110′
Genere: drammatico
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 11 dicembre 2009
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scritto da Redazione il 11.12.2009 alle 00:23 in Blog, Recensioni
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