SCHEDA FILM: Woody
Trama: Chi è effettivamente Woody Allen? Chi si nasconde dietro il mirabile sceneggiatore, l’assiduo regista, il celeberrimo comico nonché creatore di gag e battute indimenticabili? Prova a rivelarlo il documentario di Robert B. Weide, che attraverso dichiarazioni del regista e di innumerevoli celebrità (Diane Keaton, Larry David, Penélope Cruz, Scarlett Johansson, John Cusack…) ne ricostruisce il percorso artistico e umano, dall’infanzia a Manhattan fino ai suoi ultimi film.
Titolo originale Woody Allen: A Documentary
Regia: Robert B. Weide
Sceneggiatura: Robert B. Weide
Fotografia: Neve Cunningham, Anthony Savini, Nancy Schreiber, Bill Sheehy, Buddy Squires
Montaggio Karoliina Tuovinen, Robert B. Weide
Anno: 2012
Durata: 113′
Origine: Stati Uniti
Genere: documentario, biografico
Produzione: Whyaduck Productions, Rat Entertainment, Mike’s Movies, Insurgent Media
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 21 settembre 2012
Chi è effettivamente Woody Allen? Chi si nasconde dietro il mirabile sceneggiatore, l’assiduo regista, il celeberrimo comico nonché efficacissimo creatore di gag e battute indimenticabili? Ci aiuta a capirne qualcosa il bel documentario di Robert B. Weide: Woody, inserito all’interno della sezione Cannes Classic della 65esima edizione del Festival. Weide parte dalle origini, ossia la difficile infanzia di Allen a Brooklyn, l’odiata scuola ebraica, il sogno coltivato dai genitori di vederlo diventare un famoso dentista, aneddoto qui svelato dalla sorella del regista. Grande rilievo ha naturalmente la vita privata e sentimentale dell’autore, una vera e propria odissea amorosa vissuta tra tante mogli, dove l’unica testimonianza di vero affetto e stima è però quella di Diane Keaton. L’elemento che regna sovrano nella strana e turbinosa biografia alleniana è però il suo senso per l’arte, la sua sensibilità per i capolavori, questione che emerge distintamente quando il regista descrive l’unicità del Citizen Kane di Orson Welles. Parallelamente viene affrontata la sua carriera di regista.
Una vicenda artistica unica nel suo genere, non solo per la sua capacità di realizzare un film all’anno da oltre quarant’anni, ma anche (e soprattutto) per essere riuscito a rimanere sempre fedele a un proprio stile, pur rinnovando continuamente i propri temi, a fornire nuove prospettive alle proprie ossessioni, a restituire vigore a filoni narrativi che sembravano esauriti. Dagli esordi dei primi anni Settanta, con i capolavori puramente comici Prendi i soldi e scappa, Il dormiglione, alla svolta stilistica operata con Io & Annie e poi con Manhattan, quindi il periodo bergmaniano-felliniano e la fascinazione per la psicanalisi degli anni ottanta che ha, probabilmente, il suo vertice in Zelig. E poi ancora il periodo della rinascita degli inizi anni Novanta quando, da Misterioso omicidio a Manhattan fino (almeno) a Harry a pezzi, è capace di sfornare un capolavoro dietro l’altro. E infine, l’ultimo decennio della carriera di Allen che, pur navigando tra alti e bassi, lo ha visto ancora protagonista con film del calibro del dostoevskiano Match Point e Midnight in Paris, capaci di rinnovare ancora il suo repertorio e di stupire anche i fan più accaniti. Insomma una carriera (e una vita) incredibile, straordinaria, impossibile da raccontare in un solo film, ma che il documentario di Weide ha il grande merito di esplorare con attenzione e cura. Il nostro augurio è che possa continuare. Ancora a lungo.
Scritto il 17.05.2012