Lacci o meglio “cappi” apre Venezia77

foto di Gianni Fiorito

 

Lacci di Daniele Luchetti è il film di apertura della 77esima  edizione della Mostra del cinema di Venezia e, per la prima volta al mondo – sia la cerimonia che il film – , potranno essere visti in contemporanea in diverse sale cinematografiche italiane.
E dal primo ottobre 01 Distribuzione, il film di Luchetti sarà in oltre 100 cinema che, come sottolineava Paolo Del Brocco di Rai  cinema: “stanno aspettando i film di Venezia per riaprire o ripartire dopo l’emergenza sanitaria”.
In conferenza stampa, partendo dal libro omonimo di Domenico Starnone (ed. Enaudi) dal quale il film è tratto, il regista ha sottolineato come la materia narrativa reggesse la trasformazione in un film e soprattutto confessa che con Francesco Piccolo (con l’autore sceneggiatore del film) non hanno avuto paura del molto parlato e dei tanti dialoghi presenti e ha aggiunto: “Credo che sia un film che ci riguarda tutti perché siamo stati figli di coppie separate o parti di quelle stesse coppie e credo che già dal libro fosse possibile identificarsi, a turno, con tutti i personaggi del film”.

Sulla messa in scena vibrante che gioca sui diversi aspetti emotivi vissuti dai personaggi Luchetti spiega come abbia usato, come musica over, la freddezza di Bach e di alcuni altri brani di musica barocca per mettere in ordine ciò che questa coppia non può sistemare. Inoltre gli elementi espressivi sono stati usati solo uno alla volta: “Era un modo elegante per non dare troppi stimoli e non fare del film uno spettacolo multisensoriale”.

Un film che segue una linea temporale di oltre trent’anni partendo da una giovane coppia (Alba Rohrwacher e Luigi Lo Cascio) in crisi che si separa con due bambini ancora piccoli negli anni ’80 e arriva ai giorni nostri (Laura Morante e Silvio Orlando) con figli ormai adulti (Adrano Giannini e Giovanna Mezzogiorno).
E sempre sulla sceneggiatura Francesco Lo Piccolo ha aggiunto: “Ciò che ci interessava di più era l’autenticità del libro alla quale abbiamo creduto molto: la verità dei personaggi. E poi era molto affascinante l’idea che la costruzione di questa scrittura letteraria potesse arrivare al cinema. La parola e il dialogo tra persone che lo fanno in due momenti così diversi della vita ci è sembrato potesse aver una forza e un valore. Abbiamo creduto al libro”.

foto di Giovanna Barreca

 

Incalzando lo sceneggiatore Luchetti aggiunge:  “Altro aspetto interessante è che si tratta di un copione con poca trama: una coppia che si separa e quindi abbiamo potuto lavorare su azioni e sentimenti. Nessuna scena ha il peso di dover riassumere la trama ed è la sfida alla quale ci siamo affidati”.
Sui personaggi Luigi Lo Cascio (Aldo negli anni ’80) ha raccontato di aver letto prima la sceneggiatura del libro perché quella è, per ogni attore, la materia sulla quale lavorare e il punto di partenza. “Poi è stato importante il libro che è più sintetico e ci ha aiutati a capire perché i personaggi, in alcuni momenti, si comportavano in un determinato modo”.
Laura Morante  che è Vanda dei giorni d’oggi si sofferma su una riflessione che nascerà sicuramente in molti spettatori alla fine della proiezione: “Io penso che un affetto possa vivere in eterno ma se ci si attacca a quella forma il sentimento rischia di morire e moriamo anche noi con esso. Credo che non serva a nulla conservare un simulacro di un amore. Anche l’amore deve cambiare forma e il cambiamento va incoraggiato, altrimenti è una battaglia persa nella quale tutti i protagonisti usciranno sconfitti”.

Adriano Giannini (figlio di Aldo e Vanda nell’oggi) alleggerisce i toni facendo presente di non provenire da una famiglia così avvelenata come quella nel film, dove la fanno da padrone le bugie e gli inganni. E precisa che sono proprio il suo personaggio e quello della sorella interpretata da Giovanna Mezzogiorno a portare i segni di quell’inganno: “Giovanna porta dei segni più evidenti mentre il mio personaggio è come se indossasse una maschera per sopravvivere a quei legami familiari: lacci, corde o meglio cappi che non permettono a questi personaggi di respirare la vita. Mia sorella poi scardina tutto, mi aiuta a far cadere la maschera e a far uscire la rabbia in una scena di grande libertà”.

L’unico personaggio sempre libero e il più risolto del film è quello interpretato da Lidia Caridi (la nuova compagna di Aldo) che, come precisa l’attrice presente in sala conferenze, è l’unico che si sottrae ai lacci o meglio ai cappi di questa storia.

foto di Giovanna Barreca

Molto interessante è sempre scoprire qualcosa del lavoro sul set ed è il regista che spiega come il testo di Starnone non fosse illustrato e questo gli ha permesso di girare lo stesso ciak non solo diverse volte – come capita sempre – ma anche di scegliere di farlo in maniere diverse, chiedendo agli attori questo ulteriore sforzo per arrivare poi, solo in montaggio, alla scelta finale. Lo Cascio conclude l’incontro ringraziando per la fortuna di aver lavorato con un cast di così grande talento e soprattutto con la sua compagna di scene Alba Rohrwacher perchè “è sempre presente e vera, anche quando deve darti un calcio con gli stivali appuntiti ed ha la stessa sincerità e dolcezza quando mi chiede di tornare a casa. Sempre autentica fino in fondo e questo è bello. Per questo da Alba si possono accettare anche le botte”.

 

giovanna barreca

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