Codice criminale

“Give us this day our daily bread, and forgive us our trespasses as we forgive those who trespass against us”.

Trespass Against Us: non è un passaggio casuale del Padre Nostro, non lo è neanche il titolo (originale) dell’opera prima di Adam Smith, solamente omonimo del filosofo scozzese, regista televisivo (e del concert film Don’t Think dei Chemical Brothers, che qui firmano la colonna sonora) che esordisce sul grande schermo con un buon film, frutto di un’intuizione dello sceneggiatore e produttore Alastair Siddons, ispiratosi alla vera storia di una famiglia/banda accusata di molteplici crimini in una contea britannica.

“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Lo schema di Codice criminale è chiaro sin dall’inizio: criminali da generazioni, i Cutler vivono nella campagna del Gloucestershire, dormono in roulotte o camion in uno spiazzo vicino al bosco, non riconoscono la legge e vivono di rapine, in continuo conflitto con la polizia locale.

Abilissimo al volante, Chad (Michael Fassbender) vorrebbe affrancarsi definitivamente da quella vita per poter garantire un’esistenza e un futuro diversi alla moglie e ai due figli, ma il primogenito Tyson, quasi sette anni, alla scuola preferisce gli insegnamenti del nonno, il capobanda Colby (Brendan Gleeson). Che, naturalmente, non accetterà mai la decisione del figlio, mettendosi di traverso ad ogni possibile distacco. “Cani e gatti spesso giocano insieme, ma alla fine a graffiarsi è il cane”, ricorda l’uomo alla moglie di Chad, più che mai convinta di allontanare i bambini da tutto questo.

È naturalmente l’interazione tra queste tre generazioni quello che realmente interessa ad Adam Smith, che proprio nel tramandare il debito, il peccato, e nel difficile, se non impossibile, percorso che porta alla redenzione, tiene in bilico l’intera struttura emotiva e narrativa del film.

 

Senza però disdegnare ottimi momenti di tensione action (le corse in auto, le rapine notturne, gli inseguimenti della polizia), sempre aiutato in questo dall’ottima adesione al progetto di attori superlativi come Fassbender e, soprattutto, Brendan Gleeson, patriarca burattinaio irremovibile e mosso da un’idea tutta sua di sacrificio e unione familiare.

Unione che non può prescindere dall’inevitabile nomadismo che Chad invece questa volta è deciso a interrompere. Per dare ai figli quello che lui non ha mai avuto: un’istruzione e una vita “normale”. Ma, si sa, le tradizioni di sangue sono difficili da estinguere.

Valerio Sammarco per cinematografo.it