Lucy

A Taiwan, dove risiede, la studentessa Lucy si vede costretta a consegnare una valigetta dal contenuto misterioso a Mr. Jang, criminale coreano. Ricevuto il materiale, Jang sequestra la ragazza e le fa inserire nel corpo uno dei pacchetti ricevuti che contiene una sostanza chimica. Quando Lucy in lacrime chiede ai rapitori di essere liberata perché inconsapevole, ma poi reagisce in modo adeguato, si ha la sensazione di essere dalle parti di Nikita, protagonista dell’action bessoniano del 1990. Anche lei finiva per mettere in gioco il proprio corpo, per esporlo a situazioni impreviste e piene di rischi.

Tra un inseguimento e l’altro, tra passaggi adrenalinici e atmosfere da thriller, Besson lancia piccoli, nitidi messaggi (para)filosofici (“Vuota la mente di tutti i pensieri”, “Io sono in ogni luogo”). Gioca, forse si diverte, oppure Lucy è ancora una volta una specie di Giovanna d’Arco del terzo millennio, sola contro tutti. Di certo lo spettacolo regge, appassiona, purché non si pretenda di ragionarci troppo sopra. E di apprezzare la disponibilità dinamica di Scarlett Johansson, una Lucy bella e vendicativa. E, a proposito di attori, Morgan Freeman quando uscirà dai ruoli di uomo vecchio, saggio, intelligente e dispensatore di saggezza?

Massimo Giraldi per cinematografo.it