John Rambo

26/02/08 - I tempi dei berretti verdi pensavamo fossero finiti, e non solo dei militari americani...

Nè stato, nè patria, nè Dio: solo lui

26/02/08 – I tempi dei berretti verdi pensavamo fossero finiti, e non solo dei militari americani, ma anche della squallida propaganda cinematografica che si nutriva di pessimi film, come quello omonimo di John Wayne. E invece tocca vedere arrivare sui nostri schermi il quarto capitolo della saga più controversa e reazionaria del cinema hollywoodiana. Rambo. Il personaggio muscoli e pallottole che fece le fortune di Sylvester Stallone e Ronald Reagan (che lo usò come simbolo del suo imperialismo). Gonfio, bolso, silicone e steroidi a sostituire il sangue a impedire il movimento facciale: esattamente come in Rocky Balboa. Ma dove in quel sorprendente film, Stallone – anche regista – rifletteva sul suo mito e sulla sua evoluzione, rispolverando la magia di quel personaggio, in questo si limita a riproporre stanche situazione e a rispolverare tutto l`orrore che dai film precedenti trapelava (escluso il primo). Se escludiamo le premesse molto scontate (Rambo, in Thailandia a battere il ferro e cacciare serpenti, entra in azione quando un`amica in una spedizione umanitaria viene catturata dai militari birmani), il film è una compiaciuta sarabanda di violenze ed esplosione più statiche del previsto, tutto centrato sulla nostalgia per un`epoca in cui ci credeva davvero che i Guerrieri americani potessero salvare il mondo. Ma il film non è nemmeno patriottico: nel suo pessimismo nichilista, l`esaltazione mistica del guerriero (molto vicina all`auto-parodia) sa quasi di fascismo.

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In John Rambo, anzi per John Rambo e per lo svogliato Stallone – il cui apice recitativo è quando guarda male il capo dei mercenari, non esiste più lo stato, che lo abbandonò 25 anni fa, non esiste più l`esercito, che lo ha continuamente turlupinato, ignorandone la forza, non esiste più dio, che è prigioniero della violenza dittatoriale. Esiste solo Rambo, che devasta e distrugge distruggendo anche il film, riducendolo a un giocattolino senza storia, senza idee, in cui l`accumulo di morte e presunta spettacolarità finisce per condurre l`encefalogramma del film alla piattezza, vicino a cose come Hostel e Saw. Da quando scocca la freccia che lo riporta nel mondo dei guerrieri, il film scompare, scompaiono regia e racconto, scompare anche lui che benchè corra, ammazzi, e spari, sta immobile su una camionetta a lanciare mitragliate per 30 minuti, impedendo al personaggio di dire qualcosa, anche di destra. E vederlo finire con un irtorno alle radici, fa solo sperare che tra quelle radici possa beatamente restarci.

EMANUELE RAUCO