Thirst, Asian Film festival

19/07/10 - "Thirst" di Park Chan-wook all'ottava edizione dell'Asian Film festival. Park Chan-wook è un regista...

“Thirst” di Park Chan-wook all’VIII Asian Film festival di Roma

(Dal nostro inviato Alessandro Aniballi)

thirst_poster19/07/10 – Park Chan-wook è un regista iperbolico e barocco, nella messa in scena e nel modo di raccontare, così come nella costruzione di personaggi costantemente sopra le righe. Il suo ultimo lavoro, Thirst, 2009, presentato in Italia all’ottava edizione dell’Asian Film Festival, non fa eccezione in tal senso. Raccontando la storia di un prete che suo malgrado si trasforma in vampiro e che si innamora di una donna “salvandola” da una vita di stenti e soprusi, Park Chan-wook inanella al solito una serie di sequenze indimenticabili (su tutte, per epica e romanticismo, quella del reciproco nutrimento di sangue tra i due innamorati), ma lascia sempre un po’ di dubbi sulla coerenza interna del racconto e dei personaggi. Il che è però, in fin dei conti, del tutto naturale: è proprio per via di un cinema ontologicamente ipertrofico che il regista coreano non riuscirà forse mai a fare il film perfetto, perdendosi magari a tratti in improvvise fascinazioni e/o deragliamenti. Ma va detto che Thirst, rispetto ai suoi lavori precedenti, arriva molto vicino alla perfezione sia per un’ironia più marcata che regge anche alla prova della seconda parte della pellicola (di solito è sempre sul problema di “come far andare avanti la storia” che scivola il suo cinema, perdendosi in trattazioni melò dalla scarsa tenuta), sia per una rilettura decisamente innovativa del tema vampiresco, a dir poco usurato. In particolare l’intuizione di contestualizzare la vicenda in ambito cristiano permette di sviluppare un discorso non banale sul senso di colpa e sulla volontà e il desiderio di redenzione. Detto ciò sarà improbabile vedere Thirst in altre occasioni in Italia ed è facile immaginarsi il perché: un prete vampiro farebbe gridare allo scandalo i vari perbenisti nostrani…

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