Segre tra dovere e coscienza a Venezia74

Nella sezione Proiezioni speciali e in sala dal 7 settembre L'ordine delle cose di Andrea Segre con Pierobon, Battiston, Carnelutti e Rabourdin. Lo sguardo di un funzionario italiano, il suo porsi domande diventa il modo per far riflettere lo spettatore sul tema migranti in modo altro. Le nostre interviste ai protagonisti.
Intervista ad Andrea Segre a cura di Giovanna Barreca
Intervista a Marco Pettenello a cura di Giovanna Barreca
Intervista a Valentina Carnelutti e Paolo Pierobon

“Con Andrea siamo partiti dall’idea di un poliziotto italiano con un dilemma, dove la sua funzione gli imponeva di fare il suo mestire e invece la sua umanità gli chiedeva di fare il contrario. Da lì abbiamo iniziato a documentarci, avendo conferme e smentite su ciò che ci immaginavamo”. Così Marco Pettenello ci racconta la genesi della scrittura de L’ordine delle cose diretto da Andrea Segre e presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia. Le ricerche sono durate oltre tre anni per capire al meglio come operano gli europei ai confini per respingere i migranti alle frontiere.
La Libia da anni è l’ultima tappa africana di viaggi spesso molto lunghi, estenuanti dove i migranti vengono sottoposti a violenze di ogni genere. E nel post-Gheddafi la situazione non è migliorata e spesso, anche per gli accordi stretti a livello internazionale, il coinvolgimento/silenzio degli europei si trasforma in crimine. “I funzionari agiscono per chiudere i confini perchè i migranti rimangano di là, perchè se ne occupino le polizie che non hanno problemi di opinione pubblica democratica” precisa Segre che svela come il Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon) della finzione filmica, da anni impegnato per il Ministero dell’interno sia uno di noi: “La tensione diventa sempre più alta perchè è una tensione che viene a crearsi anche nel nostro corpo”. Nella nostra coscienza di uomini.
Non dimenticando il suo percorso da documentarista e per regalare ancora più verità alla storia, tante scene del film sono vere e proprie ricostruzioni del vissuto di uomini e donne detenuti in carceri libriche senza aver commesso nessun reato ma solo perchè avevano tentato di attraversare il Mediterraneo.

Con il film Andrea Segre ha deciso di realizzare anche un pamphlet che non vuole fornire risposte al “problema migranti” ma ridefinirlo “per trovare una soluzione capace di unire razionalità ed etica, altrimenti continueremo a rimanere nella posizione di Corrado e del suo Ordine delle cose”. E dopo la visione del film e e la lettura dei testi raccolti (a cura di Igiaba Scego, Luigi Manconi, Ilvo Diamanti, Andrea Baranes, Pietro Massarotto)l’autore invita tutti a inviare proposte, riflessioni sulla pagina del film: www.lordinedellecose.it “per elaborare una proposta più articolata capace di portarci ad avere il coraggio di cambiare L’ordine delle cose”.

In sala dal 7 settembre per Parthénos.

giovanna barreca