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Sguardi sonori

Sguardi sonori – An Education
Alla ricerca dell’indipendenza

(Rubrica a cura di Emanuele Rauco)

sguardi-sonori-interno.jpg10/02/10 – Uno dei risvolti della decisione dell’Academy di portare a 10 le nomination come miglior film è il dare rilevanza (qualcuno direbbe eccessiva) a film non sempre acclamatissimi, com’è accaduto al nuovo film di Lone Scherfig, il cui vero autore, anche per rilevanza, pare essere lo sceneggiatore Nick Hornby. Di questo film, candidato a tre Oscar, uno degli elementi più gustosi è proprio quello della colonna sonora, curata dal giovane Paul Englishby che opta – in una storia di miti culturali e crescita morale – per integrare il proprio score originale con brani d’epoca che ricostruiscano perfettamente lo sviluppo della protagonista. Le tappe della fascinazione per un uomo maturo, ma soprattutto per il mondo che frequenta, diventano un viaggio all’interno di una contro-cultura che, ben lontana dai tempi di “I love Radio Rock”, era ancora profondamente invischiata nei limiti dell’accademismo e in cui nemmeno i Beatles potevano aprire le porte, in cui i suoni diversi erano come fastidiosi stranieri, vedasi l’utilizzo di canzoni francesi, e quelli ritmati erano vicini rumorosi.

Per questo si passa da Juliette Greco (Sous le ciel de Paris e Sur les quais du vieux Paris) al Ray Charles di Tell the Truth, dall’esistenzialismo di Madeleine Peyroux a i ritmi caldi di Teen Scene dei The Hunters, fino al moderno ragtime (splendido) di Floyd Cramer e dalla sua On the Rebound: tra questa contaminazione di generi nuovi e, all’alba dei ’60, sconvolgenti s’innesta una partitura di Englishby che racconta coi toni di una sinfonia soffusa il risvegliarsi della coscienza di Jenny, che conosce il mondo e se stessa anche – se non soprattutto – attraverso la musica. Per un film molto gradevole, forse inficiato da un finale posticcio, una colonna sonora che invece ne descrive perfettamente lo spirto e sa rendere incisivo il discorso che alla fine Hornby – e Scherfig – pare rimangiarsi. Potenza della musica, direbbe Dalla.

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