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La bella società

L’insostenibile pesantezza delle ambizioni

17/05/2010 – Dopo un film fin troppo semplicistico come Salvatore – Questa è la vita, prodotto dalla Disney, Gian Paolo Cugno torna al cinema col suo secondo film da regista, prodotto nientemeno che da Medusa che ci ha investito un considerevole (e misterioso) budget, e non solo conferma le difficoltà creative del regista, ma è una tragica ammissione di mancanza di talento. Complicata da una trama che si diverte ad andare avanti e indietro nel tempo e che racconta di due fratelli, Giuseppe e Giorgio, che si portano dietro le conseguenze di un incidente quand’erano bambini e che dovranno farne i conti quando la loro vita da adulti si complicherà con la scoperta dell’amore e della politica.

labellasocietaCugno, assieme a Paolo Di Reda e Chiara Giordano, mette insieme un macchinoso (sebbene il regista dichiari il contrario) melodrammone semi-storico che però puzza spesso di un plagio ibrido di Tornatore (dei poveri) e Giordana. Per parlare infatti dell’evoluzione della società siciliana e dei suoi abitanti dagli anni ’50 agli ’80, il film si struttura attraverso la scelta romanzesca del mix tra pubblico e privato, congiungendo temi ancestrali e viscerali come l’amore passionale o quello familiare ad aperture storico-sociali sulla lotta operaia, il valore dell’arte, il terrorismo rosso. Ne esce fuori un pasticcio che davvero non sembra sapere dove andare a parare: la prima parte mischia Baaria e L’uomo delle stelle (tra i peggiori film di Tornatore, per altro) si compiace di immagini evocative, con dolly e carrelli simbolici e poi si sposta a una sorta di realismo poetico, che mescola senza ritegno l’eros, Avola e le Brigate Rosse, in una sorta di parodia de La meglio gioventù.

A Cugno manca innanzitutto il calibro del narratore, visto che fa succedere tutto o quasi nei primi dieci minuti, ma gli fa difetto persino la tecnica primaria, come dimostrano i numerosi primi piani fuori fuoco (fidatevi, non è un scelta) o la didascalia sbagliata “anni ‘80” che dopo poco cambia in “anni ‘60”. Una patetica telenovela di bassa fattura che vorrebbe riscattarsi con gli attori e in effetti più che i divi Raoul Bova o Maria Grazia Cucinotta, fa piacere vedere David Coco, Marco Bocci e il solidissimo Giancarlo Giannini. Che però non hanno la voglia di dare una vera sterzata a un film particolarmente brutto.

EMANUELE RAUCO



Titolo: La bella società
Produzione: Italia 2010
Regia: Gian Paolo Cugno
Cast: Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta, Giancarlo Giannini, Enrico Lo Verso, David Coco, Marco Bocci, Simona Borioni, Anna Safroncik, Franco Interlenghi, Antonella Lualdi
Genere: drammatico
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 21 maggio 2010

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