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Ca’ Foscari Short: vince Amygdala

George Graham, classe 1993, con il cortometraggio Amygdala vince la settima edizione del festival veneziano organizzato dall'Università Ca' Foscari. Ottima la messa in scena con un viaggio interiore in una mente inquieta e tormentata dai ricordi in una Londra volutamente estranea. La nostra intervista al regista.

Intervista a George Graham a cura di Giovanna Barreca

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La National Film and Television School è una delle più note scuole di cinema del mondo. Ogni studente lavora molto sul campo e in maniera trasversale con colleghi provenienti da altri dipartimenti così da acquisire una formazione di base generale su tutto il processo produttivo. All’interno di tale istituto, si è formato George Graham, classe 1993, vincitore con il cortometraggio Amygdala della settima edizione del Ca’Foscari Short Film festival. La giuria, formata dall’artista francese Catherine Breillat, l’attrice polacca Małgorzata Zajączkowska e l’animatore inglese Barry Purves, anche nella motivazione, ha esaltato i pregi di un lavoro tecnicamente difficile da realizzare perchè girato interamente per le vie di Londra, precisamente nel quartiere di Hackney di notte e soprattutto montato in maniera magistrale per coinvolgere totalmente lo spettatore nei pensieri inquieti della protagonista.
Il corto racconta il girovagare della giovane Bella che, sola per la città, si ritrova a rivivere emozioni forti, ripensando a piccoli episodi vissuti proprio in quelle stesse strade con Sofia, un suo amore ormai lontano. Da qui il titolo del film che fa diretto riferimento alla parte del nostro cervello, l’amigdala, che gestisce le nostre paure e i nostri ricordi. Una storia molto semplice ma il gioco tra passato e presente non è raccontato con banali flashback ma soprattutto lavorando sulla messa in scena, esaltado il ruolo delle false soggettive (come le definisce il regista i “nostri diversi punti di vista”), la densità della luce e l’importanza di spazi che nonostante siano aperti, fanno sentire ancora più isolata la protagonista nella linea temporale legata al presente.
Nella nostra intervista il regista ci ha raccontato l’uso della luce naturale e il perchè della scelta di Londra, paradossalmente piena di gente dove però puoi fare viaggi in solitaria.

giovanna barreca

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