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Uomo/natura: un incontro puro ne La tartaruga rossa

L'animazione di Michael Dudok de Wit arriva nelle sale dal 27 marzo per Bim. Il capolavoro poetico creato dal regista olandese e prodotto dallo Studio Ghibli ha vinto il Premio della Giuria in Un certain regard al Festival di Cannes ed è stato presentato alla Festa del cinema di Roma dove abbiamo incontrato il regista. La nostra intervista.

Intervista a Michael Dudok de Wit a cura di Giovanna Barreca

Fusion x64 TIFF File
Il meglio dell’animazione europea e asiatica unite in La tartaruga rossa, un piccolo capolavoro di immagini e suoni (no dialoghi) dove è possibile immergersi senza fatica e, dopo ogni visione, cogliere diverse sfumature degli aspetti filosofici che sceglie di trattare con estrema semplicità.
Michael Dudok de Wit e Isao Takahata si conoscono all”Hiroshima Festival nel 2004. Qualche tempo dopo il Ghibli Museum inizia a distribuire in tutto il Giappone il cortometraggio Father and Daughter di Michael Dudok de Wit e inizia una collaborazione molto stretta tra il regista olandese e lo Studio Ghibli per una storia legata all’archetipo dell’isola deserta e del naufrago. Da tali elementi poi è scaturita la riflessionne sul ciclo della vita che non si conclude con la morte e la nascita dell’elemento marino: una tartaruga che all’inizio pensiamo abbia un’anima malvagia perchè il naufrago tenta di allontanarsi dall’isola deserta ma viene sempre rispedito a riva dall’intervento dell’animale. L’uomo nel suo percorso di consapevolezza e di avvicinamento con la tartaruga, non modifica in alcuna maniera l’habitat che lo circonda ma cerca di esserne semplicemente una parte e, come in Ponyo di Miyazaki, l’oceano diventa un secondo importante protagonista.

Il lungometraggio è stato realizzato con la tecnica dei disegni a mano, usata sia da de Wit (qui acquerelli e cartoncino) per i suoi precedenti lavori, sia dal famoso studio nipponico creatore di Ponyo, Il castello errante di Howl o La storia della principessa splendente, solo per citare alcuni dei film più noti di Miyazaki e di Takahata, fondatori della casa di produzione. Come precisa il regista olandese: “I disegni sono nati con grandi gesti e strofinamenti con il palmo della mano. Questo aspetto artigianale era importante e dava una bella trama granulosa all’immagine. La zattera e le tartarughe sono state animate in digitale separatamente. Sarebbe stato un inferno animarle in 2D. E, dal momento che tutto è finalizzato con lo stesso stile grafico, non si vede che si tratta di digitale”.

Nella nostra intervista con il regista parliamo di libertà, di solitudine, di tempo, di rapporti di coppia e di altre tematiche presenti in questo suo lungometraggio e alcune, sotto aspetti diversi, anche nel corto Father and daughter. E approfondiamo il lavoro tecnico sul film per capire come sono nate immagini di una tale potenza visiva; rimarranno a lungo in voi dopo la visione.

giovanna barreca

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Favicon scritto da Giovanna Barreca il 01.04.2017 alle 00:25