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Finnes: Grace Jones, artista di luce tra pubblico e privato – TFF35

La regista Sophie Fiennes presenta, in Festa mobile e in sala il 30 e 31 gennaio 2018, Grace Jones: bloodlight and bami dove, attraverso 4 chiavi narrative - ognuna con una diversa luce - si coglie il coraggio, l'ironia, la forza di un'icona del nostro tempo.

Intervista a Sophie Fiennes a cura di Giovanna Barreca

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“Ho accumulato tanto girato e piano piano mi sono resa conto che iniziavano a crearsi delle chiavi di comprensione del materiale che stavo filmando” afferma Sophie Fiennes che ha passato cinque anni con Grace Jones tanto da sentirsi membro del suo entourage e nella posizione di poter “esplorare attivamente la sua relazione con la Giamaica e la sua famiglia”. Grace Jones: Bloodlight and bami, il nome del documentario, presentato in Festa Mobile al Torino Film Festival, e nelle sale il 30 e 31 gennaio 2018, coglie gli aspetti più forti che emergono della donna e dell’artista Grace Jones; bloodlight fa riferimento alla luce rossa dell’on air della sala di incisione (il suo essere un pantera da palcoscenico ormai dal 1977 quando uscì il suo primo album che la trasformò da modella a diva della disco music) e bami è la focaccia di farina e tapioca che simboleggia la sostanza semplice della vita ed è un piatto tipico della Giamaica, terra d’origine della cantante.
Nel documentario vengono lasciati nella loro interezza alcune interpretazioni di brani autobiografici che raccontano allo stesso tempo la cantante e la donna. La stessa che torna in Giamaica con figlio e nipote, senza paura di mostrare la fragilità nata in quella terra dove passò un’infanzia abbastanza traumatica, oggi rielaborata come momento di passaggio e di formazione.
Un film che, come afferma la regista ai nostri microfoni: “si basa sul contrasto, sulla giusta posizione, sulla transizione, come se avessi avuto sempre bisogno di cambiare marcia”. E questi cambi continui che convivono anche nello spazio di poche scene, lavorano soprattutto con un elemento filmico fondamentale anche nella vita della performance: la luce, sulla quale c’è un lavoro accurato in ogni inquadratura. “Per Grace la luce deve cambiare come cambiano le stagioni. Ho riflettuto perchè accadesse anche nel documentario per poter raccontare la grande vitalità (sensualità ed eleganza) della donna e dell’artista, tale perchè ha un forte rapporto anche con la morte”.
Ascoltando la nostra intervista sarà possibile comprendere totalmente il significato delle parole della regista, nota per la sua collaborazione con il filosofo sloveno Slavoj Zizek e per tanti documentari sul mondo del teatro, oltre ad essere la sorella degli attori Ralph e Joseph Fiennes.

Il film è stato girato anche con pellicole super 16 mm e proprio per questo motivo la regista e la distribuzione sperano in un buon successo anche in sala dove l’esperienza immersiva nei suoni e nelle immagini potrà essere totale.

giovanna barreca

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