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Io sono Li

04/08/11 - Alle Giornate,Andrea Segre porta, con la fotografia di Luca Bigazzi, la laguna veneta in autunno in una storia di fragili solitudini. Con Paolini, Battiston e Serbedzija.

Dalla nostra inviata GIOVANNA BARRECA


Ascolta le interviste di RADIOCINEMA ai protagonisti del film:

  • l’attore Roberto Citran
  • l’attore Giuseppe Battiston
  • l’attore Marco Paolini
  • il regista Andrea Segre
  • Andrea Segre porta Io sono Li, la sua prima opera di finzione alle Giornate degli autori, calamitando l’attenzione di molti visto che la storia è ambientata proprio nella laguna veneta e soprattutto perché già dalla lettura della sinossi era chiara la presenza di una tematica interessante come quella dell’identità culturale di una nazione: una giovane cinese, schiava della sua comunità, dal lavoro in fabbrica a Roma, passa a quello di barista nella piccola comunità di pescatori di Chioggia dove è vista con diffidenza dai più soprattutto dopo l’amicizia con il vecchio Bepi, detto Il Poeta. La paura del diverso. Per molti la giovane Li aggredisce il posto con la sua presenza così pacata, calma, rispettosa delle tradizioni (bellissima la ricreazione del rito antico del bagno nella stanza di un appartamento-topaia) ma allo stesso tempo un esserci distante perché così è voluto. Nessun legame tra comunità è una legge tacita e quando nasce la tenera amicizia con uno dei pescatori, anch’esso migrante ma trent’anni prima, è quasi come se un equilibrio venisse spezzato e fosse necessario risistemarlo in fretta, come quando l’acqua della laguna entra nel mare per poi tornare velocemente in laguna. Ma l’acqua non torna completamente, lascia tracce, così come la protagonista.

    Io sono Li è una pellicola nella quale Segre voleva provare a riconoscersi completamente. Una storia scritta con Marco Pettenello dal vero incontro con una ragazza cinese in una piccola osteria veneta. “Un’immagine che non mi ha mai più lasciato” – ha dichiarato l’autore. Nel corso di tutta la narrazione sono rintracciabili pezzi pregiatissimi di cinema, grazie anche all’ottima e compiuta fotografia di Luca Bigazzi, che si scontrano con un’inadeguatezza narrativa perdonabile, forse, a qualsiasi autore alla sua opera prima. Ma di Andrea Segre è rintracciabile una cifra stilistica di grandissimo livello già nei suoi documentari (tra tutti Sangue verde presentato proprio alle Giornate l’anno scorso), capaci di penetrare fortemente nelle storie, rendendo più difficile capire e giustificare le piccole cadute nel sentimentalismo (la scena madre-figlio) perché tradiscono il realismo che guida l’intera pellicola. Così come nel finale dove si poteva giocare sul senso di perdita provocato dalla scomparsa del poeta in un momento nel quale Li finalmente poteva essere libera di provare qualsiasi sentimento, ma si sceglie una rapida conclusione. In fondo l’autore rimane diviso tra l’idea di un film a soggetto e quella di film documentario. Problema che peserà come un macigno sulla messa in scena finale.

    Il forte elemento di collante che guida il film sono le ottime interpretazione degli attori, da Zhao Tao, a Giuseppe Battiston – nel suo primo ruolo da cattivo – Roberto Citran, Marco Paolini e il co-protagonista Rade Serbedzjia che da opere come quelle di Kubrick e di Tanovic si è calato in una storia che da subito ha sentito appartenergli

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