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Super

07/10/11 - Supereroi super-violenti e super-maniaci nel film di James Gunn che, pur avvalendosi di un bravo Rainn Wilson, riesce a fare a pezzi gli schemi... ma non a raccoglierne i cocci.

Perché nessuno ha mai provato a diventare un supereroe? Kick-Ass, ormai un vero cult per adolescenti e non, aveva già dato una risposta plausibile: perché fa dannatamente male! Questo nuovo Super, scritto e diretto da James Gunn, ci offre una versione diversa e in teoria anche più interessante ed esilarante: perché per farlo bisogna essere seriamente psicopatici. Il protagonista, Frank (Rainn Wilson), è infatti un uomo qualunque, che lavora in uno squallido fast food e non sembra avere grandi prospettive nella vita. L’unica cosa che gli dà sollievo è la sua bellissima moglie (Liv Tyler), peccato solo si tratti di una tossica recidiva che finisce presto col lasciarlo per uno spacciatore vanesio (Kevin Bacon). Questo farà però scattare una vera molla interiore in Frank che, convinto di essere stato toccato dal dito indice del Signore, comincerà a riscattarsi dalla propria mediocrità costruendosi un costumino rosso da supereroe e andando a massacrare con una chiave inglese chiunque meriti la punizione divina. Poco importa se si tratti di un ladro o di un semplice sbruffone: hanno tutti sbagliato e meritano dunque l’ira della Saetta Purpurea. Le cose, tra l’altro, continuano a degenerare quando a Frank si unisce la commessa del suo negozio di fumetti (Ellen Page), ninfomane scatenata che aspetta solo di squartare gente con i suoi “fighissimi” artigli alla Wolverine.

L’idea alla base del film, come già detto, potrebbe essere innovativa: mischiare il nerd con il trash (citiamo solo i tentacoloni divini che immobilizzano Frank e gli aprono il cervello per predisporlo a ricevere la chiamata di Dio) rivisitando con ironia i luoghi comuni che riguardano il mondo dei fumetti. Super, però, non riesce ad andare fino in fondo e finisce solo col distribuire violenza gratuita senza essere né completamente nerd (il personaggio di Page non ricorda se Capitan America abbia superpoteri o no), né abbastanza grottesco (oltre ai tentacoli, poche altre trovate riescono a superare la mediocrità di un comunissimo splatter) e quindi divertente. I pezzi che dovrebbero suscitare ilarità, al contrario, spesso sembrano puro delirio maniacale e passivo-aggressivo, oltre a non contenere alcun ragionamento serio di tipo stilistico o meta-cinematografico sui fumetti o sui film sui supereroi. Bella l’intuizione su “cosa accade tra una vignetta e l’altra”, peccato che la risposta sia limitata al sesso selvaggio tra i personaggi, tema per altro già ampiamente sfruttato in precedenza e anche molto meglio (ricordate Watchmen?). In sintesi, non si capisce bene dove il film voglia andare a parare, e non lo aiuta certo il finale, che finisce per avvalorare le allucinazioni cattolico-fondamentaliste di Frank. Probabilmente a mancare è soprattutto la capacità di non prendersi troppo sul serio e il coraggio di deludere programmaticamente le aspettative dello spettatore, caratteristica che invece è riuscita a rendere così popolare Kick-Ass.

LAURA CROCE

SCHEDA FILM

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Favicon scritto da Laura Croce il 07.10.2011 alle 12:35