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Wenders: dopo Pina, ancora 3D

Dalla nostra inviata GIOVANNA BARRECA

Ascolta l’intervista di LIA COLUCCI a:

  • Wim Wenders
  • “Oggi vi porteremo nella piccolissima cittadina di Wuppertal e nell’universo di Pina”. Con queste parole Wim Wenders saluta il pubblico romano che è accorso numerosissimo alla prima proiezione italiana (dopo Berlino) del suo nuovo film Pina 3D, in uscita il 4 novembre in Italia e presto, proprio per concorrere all’Oscar, anche negli Stati Uniti. Accanto al regista tedesco, Mario Sesti, direttore della sezione Extra, Piera Detassis, direttrice artistica della kermesse, ma anche Damiano Bigi e Cristina Morganti, due dei danzatori della Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch ai quali Wenders è profondamente grato perché, senza il loro entusiasmo, dopo la morte della coreografa e ballerina, non sarebbe riuscito a portare avanti il progetto del film. “Insieme a Pina avevamo elaborato il concetto base del film e lei non voleva vedere altre immagini che non fossero fatte con i suoi ballerini. Quando stavamo finalmente partendo col tutta la troupe, ci hanno detto che stava morendo” ha raccontato il regista volendo trasmettere tutto il suo amore per l’artista vista per la prima volta al teatro La Fenice di Venezia: “Io avrei sospeso qualsiasi altro progetto per realizzare un film sul suo lavoro ma non sapevo come realizzare un’opera che rendesse al massimo la bellezza e la fisicità che riiusciva a portare in scena. Lei mi suggeriva continuamente di trovare il linguaggio giusto indagando nel mio cuore. Poi, il modo giusto l’ho trovato in una nuova tecnologia”.

    Wenders sperimenta per la prima volta la stereoscopia nel 2007 con il cortometraggio Il volo capendo subito che la tecnologia è arrivata al giusto grato di evoluzione per permettergli di portare su grande schermo la storia di (lo spettacolo ), La sagra della primavera,Vollmond e Kontakthof e Café Muller, lo spettacolo che fece conoscere Pina Bausch a Wim Wenders: “Uscii dal teatro in lacrime ma non sapevo perché. Il mio corpo l’aveva capito, la mia mente ci mise ancora di più. Perciò, grazie al Werner Herzog di Cave of Forgotten Dreams, e ora Wim Wenders e Martin Scorsese (oggi proprio al festival sono stati presentati alcuni minuti di Hugo Cabret, suo nuovo film) la tecnologia in 3D incontra il cinema d’autore. Wenders ha trovato un modo per rendere espressiva l’apparenza dei corpi umani, uno strumento che esalta il corpo dei ballerini. E presto, in un nuovo progetto cercherà sempre col 3D di offrirci un nuovo modo per scoprire l’architettura.

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